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domenica 20 settembre 2026

Dylan Dog 40 n. 1: poche copie in giro per i fan

In questi giorni è in uscito in edicola il numero 1 della nuova iniziativa editoriale di RCS, la ristampa degli albi più importanti della storia di Dylan Dog. Quaranta volumi che ripercorrono i momenti più significativi del personaggio ideato da Tiziano Sclavi. Il tutto per omaggiare il 40esimo anniversario dell'Indagatore dell'incubo che non vive un grande momento con vendite sempre più in calo (l'ultimo dato risalente alla fine del 2025 indicava in 38.000 copie la media delle vendite, non un dato esaltante).  

Né la Bonelli ha approfittato dell'evento per rilanciare il personaggio con un nuovo curatore (la gestione della Baraldi, assai criticata dai lettori, è prigioniera della indifferenza collettiva) o con una grande storia poiché l'albo del quarantennale è un comune fumetto della serie regolare che sarà offerto con quattro cover diverse in busta chiusa. Tutti gli occhi saranno puntati su quella di Angelo Stano. La Bonelli ha dichiarato una tiratura di 100.000 copie per l'occasione e quella di Stano sarà presente una volta ogni 250 copie ordinarie). Il n. 481 andrà di certo a ruba.

Per chi dubita dei dati di vendita ufficiosi riportati è sufficiente fare questo ragionamento: la Bonelli dichiara che il venduto è pari alla metà della tiratura. Quindi, se questa volta hanno annunciato una tiratura speciale di 100.000 copie significa che quella normale è più bassa e si dovrebbe aggirare sulle 70-80.000 copie di cui la metà circa vengono vendute. Ovviamente, non avevamo bisogno che la Bonelli in maniera indiretta confermasse i nostri dati poiché non li abbiamo mai sbagliati. 

Ma torniamo alla iniziativa della ristampa di RCS. In rete ci si lamenta della scarsità di copie disponibili in edicola e nei centri commerciali. A differenza di Bonelli, l'editore dei noti quotidiani non necessita di lucrare in maniera eccessiva da questa ristampa avendo un catalogo molto vasto di progetti simili (tra i più noti ci sono le ristampe anastatiche di Alan Ford e Kriminal, la ristampa Super Eroi Classic che ha superato le 500 uscite, le ristampe anastatiche delle strisce di Tex e Zagor, ecc.). 

Il primo numero presenta una riproduzione in metallo della cover del mitico n. 1 e ciò ha fatto scattare anche in questo caso l'onda degli speculatori che su eBay vendono il fumetto per chi non riesce a reperirlo in edicola a 20,00 euro a fronte del prezzo di copertina di 7,00 euro. Dylan Dog sarà anche un personaggio in declino totale, abbandonato dal suo stesso editore che ormai pensa solo alle americanate delle variant, ma ha ancora tanti collezionisti disposti a tutto pur di avere qualcosa con Dylan Dog sopra e gli speculatori tendono ad approfittarne. 

venerdì 18 settembre 2026

Bonelli in crisi: in arrivo un nuovo aumento dei prezzi?

Da un po' di tempo si sussurra di un nuovo aumento di prezzo delle testate Bonelli per fine anno o inizio 2027 a causa delle vendite sempre più in calo e del disinteresse di una fascia sempre più ampia di lettori che hanno mollato l'editore di via Buonarroti. Stando a queste voci, l'attuale prezzo di 5,80 euro per gli albi standard di 96 pagine dovrebbe salire a 6,70 euro, ripetendo l'aumento di 0,90 euro del 2025. Non proprio una bella notizia. 

L'ultimo bilancio della casa editrice milanese depositato un paio di mesi fa e riferito all'esercizio di attività 2025 ha registrato altre 300.000 copie in meno rispetto all'anno precedente. Non un cattivo risultato visto che il calo costante degli ultimi 4-5 anni si aggirava intorno al milione di copie. La Bonelli oggi è costretta ad affrontare una dura realtà: il suo pubblico si va assottigliandosi sempre di più tanto che dal 2021 ad oggi le sue vendite sono passate da 9 a 5 milioni di copie. 

Attenzione: si tratta di dati ufficiali, ricavati dai bilanci che l'editore, per legge, è obbligato a rendere pubblici. Quindi, bonellomani e asslickers vari questa volta non potranno uscirsene con i soliti commenti ironici o chiedendo in maniera provocatoria la fonte di queste notizie che indicano un vero e proprio fallimento di tutte le strategie che l'editore milanese ha messo in piedi negli ultimi anni. Non ne hanno azzeccata una che fosse una. Nemmeno di striscio, nemmeno di fortuna.

Sfortuna o soprattutto incapacità dei dirigenti? Sicuramente, una combinazione dell'una e dell'altra e a questo punto sorprende come la famiglia Bonelli non intervenga, ad esempio cambiando il direttore generale Airoldi che dal 2016 in poi non ha recato alcun risultato concreto (anzi, la sua americanizzazione della casa editrice è coincisa con un duro calo delle vendite). 

Oltre al numero uno, non è che gli altri abbiano brillato. E così sempre su ciò che dovrebbero fare i proprietari di via Buonarroti, magari anche il direttore commerciale Masiero potrebbe essere sostituito, dato che nulla ha fatto davanti a un fenomeno da noi sempre segnalato ma che di recente in una intervista (si veda dal minuto 52) ha ammesso: l'abnorme produzione di nuove storie quando il mercato non lo richiedeva. 

Alla Bonelli servono quindi energie nuove e idee diverse da quelle che finora si sono rivelate un fallimento totale. E Tex non potrà per sempre reggere la baracca da solo, perché quanto anche il vecchio ranger è stato punito con un calo delle vendite gigantesco nella disastrosa gestione Boselli (dal 2012 al 2025 Tex è passato da 210.000 a 115.000 copie). Per tutti i dati delle vendite della Bonelli, leggete qui

Con Dylan Dog hanno fatto pure peggio con le gestioni Marcheselli, Gualdoni, Recchioni e Baraldi, passando dalle 530.000 copie del 1993 alle attuali 38.000 copie. Solo con Zagor è andata un po' meglio poiché il calo delle vendite è stato più lieve (dalle 38.000 copie del 2012 si è passati alle attuali 18-20.000). Il resto orbita tra le 10.000 copie di Nathan Never e le 2.000 copie di Martin Mystère a segnare il disastro.

E poi c'è stato il calo delle edicole, che dalle 44.000 di una quindicina di anni fa sono passate alle circa 9.000 di oggi. I tentativi della Bonelli di riciclarsi come editore da libreria sono anch'essi naufragati davanti a numeri ridicoli: siccome la grande distribuzione aveva stroncato tutte le nuove serie uscite negli ultimi dieci anni, hanno riciclato i progetti nelle librerie ma anche qui con vendite medie di 3.000 copie si bazzica il baratro.

Così, senza volontà di cambiare i vertici e le strategie e soprattutto senza aumentare la qualità dei fumetti prodotti (operazione per la quale si richiedono grossi investimenti in nuovi autori che oggi la Bonelli non ha) si ricorre sempre alla valvola di salvataggio dell'aumento dei prezzi. A pagare errori, fallimenti e scelte assurde è così il fedele lettore che ora rischia di dover sborsare quasi sette euro per leggere un albo di Tex. 

domenica 13 settembre 2026

Odissea nel tempo sarà un grande flop?

Il crossover è qualcosa che per la grande maggioranza dei lettori Bonelli rappresenta qualcosa a cui non sono abituati, salvo quella sparuta parte di loro che segue i comics Usa. Noi ne abbiamo parlato qui descrivendo l'operazione, elencando gli albi coinvolti e facendo un po' di quella critica che sui siti dei bonellomani incalliti o degli youtuber asslickers manca. Questi ultimi hanno descritto in termini entusiastici l'iniziativa che forse neppure seguiranno personalmente. 

Il crossover è di per se concepito come operazione volta a vendere più copie degli albi spingendo coloro che non seguono in modo stabile una testata a comprarla, sperando che la luce dei riflettori calata su di essa o sul personaggio ne aumenti le vendite. Storicamente però queste operazioni in Usa se anche vanno bene, non portano mai aumenti significativi delle vendite delle collane interessate che tornano a calare.

Di solito, viene scelta una serie che vende più delle altre dipanando la storia su altre che vendono molto meno. Nel caso della Bonelli, non potendosi toccare i due big, Tex e Dylan Dog, la scelta è caduta su Zagor, terza collana nella classifica delle vendite con una media mensile di 20.000 copie (dato però risalente alla fine del 2025 e quindi oggi probabilmente più basso) e poi sulle due serie più scassate ovvero quel Martin Mystère (per il quale si aspetta soltanto l'esaurimento delle scorte per chiuderlo) sempre più imbarazzante e un Nathan Never avviato verso il ridimensionamento delle pagine. 

Come si svilupperà l'operazione ? Si comincerà su un personaggio che poi comparirà come co-protagonista anche nella serie dell'altro? O la narrazione si fermerà con lui nella sua collana e continuerà nella seconda con il protagonista di questa? In questo secondo caso, gli incentivi a comprare anche Martin Mystère e Nathan Never saranno minimi. Il lettore zagoriano classico è un una sorta di talebano per il quale oltre allo Spirito con la Scure non esiste più nulla. Nella sua ottica comprare un albo di Nathan Never o Martin Mystère é inconcepibile. 

In casa Bonelli hanno considerato questi aspetti nel momento in cui l'operazione Odissea nel tempo è stata approvata? Tra l'altro lo sceneggiatore è uno che scrive stabilmente Nathan Never e anche questo sarà un fattore che all'occhio dello zagoriano incallito apparirà ugualmente inconcepibile. Il fandom dello spirito con la scure non è mai ossequioso. Hanno combattuto contro Moreno Burattini, che secondo loro stava rovinando Zagor, con molta intensità e hanno smesso solo quando costui è stato sostituito da Antonio Serra (che é uno degli autori di Nathan Never). 

Poi c'è il problema della tiratura. I freddi dati (ufficiosi) delle vendite sono i seguenti: Zagor è a 20.000 copie, Nathan Never è a 10.000 copie e Martin Mystère a 2.000 copie. Poiché di solito la tiratura (cioè, il numero di copie stampate e avviate alla distribuzione) è il doppio delle vendite, ci si chiede se la Bonelli aumenterà le tirature di NN e MM. E' probabile di si ma non di tanto, poiché pensare che i 20.000 che leggono Zagor comprino anche 20.000 copie di MM è fantascienza. 

Quindi, Odissea nel tempo sarà un flop? Probabilmente, si. In primis perché il crossover nel mondo dei lettori bonelliani è qualcosa che non ha mai attinto (quindi chi comprerà Zagor quasi certamente non prenderà anche l'albo di MM o NN). In secundis perché NN e MM non si trovano molto nelle edicole e anche chi volesse prenderli avrebbe difficoltà poiché è difficile che la Bonelli aumenti la tiratura di due collane così messe male nelle vendite. 

mercoledì 2 settembre 2026

RCS lancia Dylan Dog per i 40 anni

Il 40esimo anniversario di Dylan Dog non è sfuggito ai vertici della sezione fumetti del gruppo RCS che come allegati settimanali ai loro quotidiani, tra cui la Gazzetta dello Sport, stanno producendo delle ottime ristampe, tra cui Super Eroi Classic con la ristampa cronologica integrale delle serie Marvel e le ristampe anastatiche dei personaggi di Magnus e Max Bunker, come Alan Ford e Kriminal. Anche la Bonelli è entrata nel ricco programma fumettistico di RCS con le strisce di Tex e Zagor. Ora una nuova iniziativa di ristampe si affaccia all'orizzonte e riguarda Dylan Dog di Tiziano Sclavi.

A partire dal 18 settembre e fino al giugno dell'anno prossimo ogni settimana, RCS porterà in edicola un volume autoconclusivo di Dylan Dog, formato brossura 18x28 di 96 pagine a 7,99 euro. In tutto 41 albi con le storie più note del personaggio e qui viene il bello. RCS infatti ha effettuato una oculata selezione delle storie per offrire al pubblico dei lettori il meglio possibile di questo personaggio (impresa quindi titanica per molti aspetti) e ciò ha implicato il salto di tutto il periodo della gestione Recchioni, ovvero di tutte le storie dalla metà del 2013 a metà 2023. Niente Dylan Dog recchionico. 

Salvo 2-3 storie, il resto è costellato dalle avventure più iconiche del personaggio. Una scelta prudente anche perché proprio le storie del periodo di Recchioni erano molto contestate non solo perché spesso implicavano una sorta di stravolgimento che ai fan non era gradita, ma anche per trame metafumettisiche che gli editori non apprezzano. Non vogliono polemiche né minare alla vendibilità del prodotto. Paradossalmente questa di RCS è ad oggi l'unica iniziativa degna di questo nome per tributare i 40 anni di Dylan Dog, mentre la Bonelli ha preferito puntare tutto sulle americanate delle variant. 

martedì 1 settembre 2026

Dylan Dog: white cover e l'ira dei fan

La Bonelli continua ad affidare la sua sopravvivenza ad iniziative in uso presso gli editori Usa. Qui vi abbiamo parlato del crossover tra le collane di Zagor, Martin Mystère e Nathan Never, iniziativa molto contestata dal pubblico tradizionale che non credeva a ciò che leggeva nei vari comunicati, pensando che si trattasse di fake news. Oggi vi parliamo di una iniziativa che ha destato un tasso di indignazione ancora più grande. 

Pochi giorni fa l'editore ha lanciato un Dylan Dog n. 480 con cover bianca, un espediente che serve per vendere qualche copia in più. La particolarità sta nel fatto che l'acquirente potrà poi personalizzare come vuole quella copertina, magari facendosi fare un bel disegnato da un artista alle fiere o su commissioni private. Fin qui nulla di che, ma il prezzo a cui la Bonelli ha venduto questa cover è stato di 8,00 euro perché di cartoncino adatto al disegno. L'ondata di sdegno si è subito estesa tra i fan.

Le white cover, anch'esse tipiche del corrotto mondo dei comics Usa, sono anch'esse preda degli speculatori. Il sistema di arricchimento funziona così. Si acquista una White cover, si affida il disegno un artista famoso spesso pagando una decina di euro, per poi rivendere l'albo su eBay o in trattative riservate sui social a centinaia di euro. Iniziativa che non piace nemmeno agli artisti che si sentono sfruttati. Loro incassano qualche euro mentre lo speculatore furbo fa i soldi veri (anche 300-400 euro a copia). Alla Bonelli tutto ciò non interessa.

L'obiettivo dell'editore è resistere sul mercato ed evitare di chiudere i battenti. Da tempo ormai le teste spensanti di via Buonarroti vivono in un clima di costante crisi e la consapevolezza di non riuscire più a risolvere i problemi non può essere più nascosta. Sanno di non potere più offrire un prodotto di qualità per mancanza di forze (il loro parco autori viene da serie di flop costanti) e di non riuscire ad arruolarne di nuovi per mancanza di tempo. 

Le edicole stanno scomparendo a velocità sempre più sostenuta. Tutto quello che in un modo o nell'altro può portare liquidità nelle casse prima di chiudere è adesso il benvenuto. Le chiacchiere e le indignazioni sulla rete dei lettori che si dicono inorriditi/scandalizzati di queste commercialate non destano alcuna preoccupazione. Ciò che non considerano è che queste iniziative rischiano di accelerare il calo delle vendite. Prendiamo Dylan Dog. 

Sapevamo che la tiratura (cioè, l'ammontare delle copie stampate) era scesa sotto le 100.000 copie e che le copie vendute erano circa 38.000. Dei dati che qualche imbecille sui vari gruppi ha contestato sostenendo che siccome i dati li avevamo forniti noi allora non erano attendibili. Ora la Bonelli ha dichiarato nel lanciare le cover in busta chiusa di Dylan Dog n. 481 che per la tal occasione, cioè per quella occasione, la tiratura sarebbe stata portata a 100.000 copie confermando i nostri dati.

E gli artisti che fanno? Ormai siamo al si salvi chi può con un editore che potrebbe decidere di chiudere in ogni momento. Non è quindi da escludere che qualcuno di loro, magari i più furbi, prenderanno queste white cover, ci faranno sopra un disegno e tramite amici o parenti le venderanno su eBay in modo da partecipare alla ricca abbuffata della speculazione. In guerra si salvi chi può.

domenica 30 agosto 2026

Bonelli in crisi si aggrappa al crossover

E' un po' di tempo ormai che la Bonelli, non essendo più in grado di creare dei contenuti di qualità a causa della incapacità dei suoi attuali scrittori (che farebbe quindi bene a mandare via per puntare su altri più giovani e più motivati dei vecchi che si ritrova oggi), sta puntando su strategie commerciali tipiche degli americani, che mirano a vendere un prodotto scadente gettando fumo negli occhi dei lettori con mezzi vari, uno dei quali è il crossover. Si tratta di uno stratagemma per indurre i lettori a comprare testate che di solito non comprano per leggere una storia che coinvolge i loro protagonisti e che inizia su una testata, continua su un'altra e finisce ancora su un'altra. Simpatico, eh? Gli americani lo fanno sempre. E ora al codazzone si è unita anche la Bonelli. 

Le testate interessate da questa triste iniziativa sono ben sette, ovvero Zagor n° 736 (3 novembre), Martin Mystère n° 441 (11 novembre), Nathan Never n° 426 (18 novembre), Speciale Zagor, Martin Mystère, Nathan Never (1dicembre), Zagor n° 737 (2 dicembre), Martin Mystère n° 442 (10 dicembre) e Nathan Never n° 427 (18 dicembre). Il tutto tra novembre e dicembre per la gioia dei vostri portafogli. Così chi legge solo Nathan Never dovrà per forza comprare anche Zagor e Martin Mystère se vorrà capirci qualcosina di una storia che anche se ospitata all'interno di un'unica collana sarebbe stata molto scadente. Il trucchetto descritto serve per rivitalizzare testate in crisi e quelle citate sono in crisi da molti anni, testate che la Bonelli ha una grande voglia di chiudere ma non può farlo perché hanno ancora tante storie da editare (altrimenti andrebbero in perdita).

Dalle indicazioni fornite dalla casa editrice, dovrebbe trattarsi di una saga temporale, tipica di molti albi della Marvel Comics. Un personaggio si ritroverà pertanto in un'altra epoca e dovrà collaborare con il protagonista della testata per arrivare alla soluzione di un mistero. A dare notizia di questo crossover è un utente dei vari forum (Comicus, Zagor ed altri) che ogni settimana si prende la briga di pubblicare le foto dei fumetti che ha comprato come se la detta cosa interessasse davvero qualcuno. Ma si sa che il lettore incallito di fumetti vive in un mondo tutto suo e così anche questa iniziativa che è finalizzata a reperire facilmente grana da parte della Bonelli viene giudicata consueta. Ovviamente voi non siete obbligati a compare tutti questi albi, anche perché in quanto legati da crossover rischiano di valere meno di quanto valgono di solito nell'usato (circa 50 centesimi).

sabato 29 agosto 2026

Nathan Never nn. 1-86? Valgono 15 €

Eh, quanto vale oggi il fumetto di Nathan Never della Bonelli? La risposta più semplice è: niente. Non saranno contenti i lettori (circa 10.000) che seguono ancora la serie dell'agente Alfa o qualche youtuber fanatico con la faccia da razzo, ma stando a quello che si può verificare dalle aste sui vari siti la realtà è proprio questa. 

Prendiamo questa asta su Catawiki in cui sono offerti i primi 86 numeri della serie che fece il suo esordio nel 1991. Mentre scriviamo alla chiusura manca ancora un giorno ma delle 11 offerte arrivate finora il massimo che è stato proposto si riassume nei 15 euro che indicano miseria assoluta e assenza di valore di un prodotto che per primi gli autori hanno contribuito a far decadere.

Dopo 35 anni, Nathan Never è ancora affidato ai vecchi ideatori/autori che hanno esaurito da tempo idee ed energie. Sicché al povero lettore che ha deciso alla fine di disfarsi di quella montagna di carta ingiallita, non è rimasto altro da fare che mettere su Catawiki i suoi fumetti neveriani. Si dovrà accontentare di 15,00 euro. Poco? O forse molto visto che oggi NN non vale niente? 

Bonelli ora offre fumetti franco-belgi

Una volta un fumetto dedicato a Sherlock Holmes o a qualche investigatore ispirato a questo modello in casa Bonelli lo avrebbero scritto e prodotto in casa. Erano tempi in cui in via Buonarroti ancora bazzicavano autori di qualità, ma quell'epoca è finita da tempo. Oggi la Bonelli, incapace di lanciare sul mercato di ciò che resta delle edicole e in libreria prodotti suoi, è costretta a tradurre fumetti prodotti all'estero. Una resa totale.

Come a dire che nel mercato franco-belga, da dove arriva questo volume di Pecau e Suro, riescono a creare quei contenuti di qualità che la Bonelli, oggi, non è in grado di realizzare. O meglio, potrebbe se iniziasse ad ampliare il suo rinsecchito parco di autori, formato in gran parte da vecchi da pensionare nel vero senso del termine, puntando su scrittori selezionati in base a criteri di qualità e non solo perché sono amici di amici o presentati da amici o sono amici di curatori furboni... 

Così ecco che la Bonelli diventa licenziataria di fumetti franco-belgi con questo volume su Sherlock Holmes di grande formato 22x29,7 di 56 pagine di Pecau e Suro. Il problema però è il prezzo: 19,00 euro per 56 pagine sono una enormità per il mercato italiano. Tirare oggi fuori venti sacchi per leggere un fumetto che durerà un quarto d'ora o poco più è qualcosa che almeno in Italia non è proponibile. Questi formati vanno bene in Francia dove il pubblico è abituato e con una tasca più ampia. 

Non in Italia dove 56 pagine non si possono vendere a 19,90 euro senza trasmettere l'idea di avere comprato un prodotto a un prezzo molto più alto del suo effettivo valore. In libreria poi la media dei volumi Bonelli a più alta vendibilità non supera le 3.500 copie. Il che implica che questo volume di Sherlock Holmes rischierà forse di passare inosservato. La norma per ciò che non è Tex.

venerdì 28 agosto 2026

Dylan Dog n. 481: la cover di Stano

La cover di Angelo Stano per Dylan Dog n. 481, albo speciale a colori del 40esimo anniversario in uscita il 26 settembre, sarà senza dubbio quella più ricercata da lettori, collezionisti e speculatori poiché la casa editrice ha spiegato che nella tiratura speciale per questo albo, sarà presente una volta ogni 400 albi. Quindi, beccare una delle 250 copie che saranno stampate e distribuite in busta chiusa sarà molto difficile. 

Angelo Stano ha deciso di condividere il bozzetto sul suo profilo Facebook, presumiamo con l'autorizzazione della casa editrice. Ha dichiarato nel post il fumettista: Visto che oramai è già visibile on line, ecco il bozzetto della copertina che mi concerne di DyD 481. Prevedeva come ipotesi alternativa, suggerita da Barbara, tre soli alle spalle della coppia. Idea comunque scartata in seguito dalla redazione. Perciò sfondo neutro.

L'iniziativa sta destando in rete molte polemiche poiché in molti hanno compreso che al di là della storia a colori, di cambiamenti epocali o di chissà quali enormi sviluppi narrativi non si tratterà. Non è stata colta nemmeno l'occasione per annunciare un nuovo curatore al posto di una Baraldi che finora ha molto deluso le aspettative dei lettori dopo la disastrosa gestione Recchioni. Per ora il rilancio di Dylan Dog è rimandato a data da destinarsi.

giovedì 27 agosto 2026

Nathan Never: lo sfogo dello youtuber

Chi si fila oggi Nathan Never? In rete esiste un forum frequentato da quattro gatti (nel senso letterale del termine) e due-tre gruppi Facebook, che non parlano mai delle storie (perché forse nemmeno le leggono) e la stessa collana, stando ai dati ufficiosi risalenti alla fine del 2025, ormai vivacchia sulle 10.00 copie di media. Un declino inesorabile determinato sia dalla persistenza dell'editore a puntare sempre sugli stessi autori che non sanno più cosa scrivere sia sulla tendenza alla critica socio-politica di regime che irrita e dimostra quanto anche il fumetto oggi sia servile alle logiche del potere. E così anche Nathan Never è scoppiato come i suoi fan.

Non poteva mancare all'appello lo youtuber incazzato e polemico con l'editore che inizia il video invitando i suoi utenti (un migliaio di iscritti in tutto) a leggere il numero in edicola proprio questo mese perché a suo dire così si capiscono meglio certe sfumature. Il fatto è che già oggi leggere questo fumetto pesante, verboso per non dire palloso ai massimi una sola volta è già tanto. Ma proprio tanto. Poi però si scatena un po' contro la Bonelli, un po' contro gli autori della storia, un po' contro i lettori. 

Cominciamo con questi ultimi: Sostiene che la maggior parte delle persone legge in modo disattento e finisce per bollare la storia come ordinaria, quando invece basterebbe rileggerla una seconda volta per capirne la vera profondità psicologica. Afferma sicuro che la serie viene “snobbata” dal grande pubblico e che i lettori si perdono dei veri e propri capolavori per partito preso, chiosando amareggiato: “Che ve lo dico a fare leggetevi quello che volete...”. E a chi critica lo stile grafico della casa editrice dice: “Sempre per il discorso che i disegni di Bonelli sono tutti uguali e non si innova... ma se non comprate Nathan, è ovvio che rimaniate con il parere!”.

E ne ha anche per la Bonelli quando critica la gestione editoriale dicendo che alla Bonelli “interessa soltanto di Zagor, Tex e Dylan Dog” e che per Nathan è un'impresa disperata persino ricavare un po' di spazio promozionale nei canali ufficiali. Attacca la cover di Giardo in quanto pur dando un voto 9 alla copertina di Sergio Giardo, ci tiene a sottolineare che non gli piacciono le lucine con i colori caldi. Subito dopo la critica visiva, si giustifica dicendo: “È una mia modestissima opinione, visto che io non so disegnare neanche una casetta, quindi sia mai che vado a rompere le scatole al buon Sergio Giardo...”.

Non si salva nemmeno lo sceneggiatore Alberto Ostini: Definisce un “piccolo neo” il fatto che Nathan Never si trasferisca con la valigia nella mega villa del riccone da proteggere, senza che la storia spieghi se sia un incarico a breve termine. Trova che la scelta sia spiazzante e scritta in modo non chiaro. E dulcis in fundo attacca la storia: Parlando del numero successivo ("Il battesimo del fuoco"), evidenzia come i due giovani agenti Steven e Vera non siano amati dai lettori e non abbiano “mai convinto per niente”. Un video che indica anche un certo nervosismo che si avverte tra i fan delle serie più in crisi della casa editrice e Nathan Never, come Julia e Martin Mystère è tra queste ultime e senza chance di salvezza.

mercoledì 26 agosto 2026

Dylan Dog: tutte le variant del 40esimo

Come festeggiare nel migliore dei modi il 40esimo anniversario di Dylan Dog con investimenti quasi pari a zero e al tempo stesso spremendo le tasche dei lettori, in particolare dei collezionisti incalliti compulsivi? Molto semplice, con lo stratagemma delle variant cover che in Usa funziona molto bene ma che in Italia funziona anche meglio visto l'elevato numero di menti semplici che si prestano con naturalezza a queste iniziative. 

Oggi Bonelli ha comunicato sul suo sito che in occasione di Dylan Dog n. 481 in uscita il 26 settembre tutto a colori (e questo era davvero il minimo) oltre alla cover ordinaria avrà tre cover variant vendute in busta chiusa, quindi il lettore non saprà quale beccherà. Le variant saranno realizzate dai fratelli Cestaro, da Claudio Villa, Corrado Roi e Angelo Stano. Tutto ciò spingerà i lettori, soprattutto i collezionisti incalliti a cercare di avere il maggior numero di copie. Ma è qui che arriva la grande genialata della Bonelli che farà felice il suo cassiere.

Le variant non saranno disponibili in egual numero ma con differente ordine di rarità. Così la variant di Cestaro bros sarà quella regolare, mentre quella di Villa sarà presente ogni quattro copie, quella di Roi ogni quaranta e quella di Stano ogni quattrocento copie! In tal modo, chi le vuole tutte dovrà cercare di comprare quante più copie possibili per avere le tre variant con la prospettiva però di beccarsi sempre la stessa cover. La Bonelli per l'occasione ha annunciato anche una tiratura di 100.000 copie ma si mira a vendere più copie allo stesso lettore.

Il dato della tiratura è molto importante, sia perché ci permette di capire che quella normale è inferiore a 100.000 copie e su questo non c'erano dubbi. Infatti, la tiratura media di una collana Bonelli è di circa il doppio di quella di vendita. Secondo i dati ufficiosi più recenti, Dylan Dog dovrebbe vendere all'incirca 38.000 copie e quindi la tiratura ordinaria dovrebbe essere di circa 80.000 copie. Questa volta l'hanno alzata a 100.000 copie perché si prefiggono di venderle tutte! E poi ci sarà la speculazione inevitabile delle variant vendute a prezzi folli su eBay, l'aspetto più sconcertante.

Le variant più rare avranno prezzi molto più alti delle meno rare. Il pezzo più ambito sarà quella di Stano, presente una ogni 400 regular dei Cestaro. Con una tiratura di 100.000 copie e una Stano ogni 400 significa che in tutto la Bonelli ne stamperà 250, ognuna delle quali potrà essere venduta a non meno di 300-400 euro su eBay. Quindi chi la troverà, cercherà di venderla per fare un bel gruzzoletto. Certo che in occasione di un anniversario così importante ci si aspettava di più dalla Bonelli che non queste manovre spremi portafoglio poco dignitose. Il cassiere sarà contento, il vero lettore no.

venerdì 14 agosto 2026

Dylan Dog n. 479 devastato dalle critiche sul forum dylaniato

Non è un buon momento per Dylan Dog ed in generale per il mondo dylaniota del fumetto. Eh no. Le cose non girano bene per la creazione di Tiziano Sclavi. Le vendite continuano a scendere, gli effetti benefici della nuova gestione di Barbara Baraldi che dal 2023 si occupa del personaggio, non ci sono stati e in occasione del 40esimo anniversario molti lettori si aspettavano una svolta che sembra non esserci ancora stata. L'impressione che molti fan stanno avendo, a leggere le loro elucubrazioni sui social e sulle community, é che l'editore non stia profondendo dei sforzi importanti per un evento di questo tipo e che le storie presentate in questo periodo siano in realtà state preparate molti anni fa e probabilmente revisionate in accordo o senza accordo dalla attuale curatrice. 

Il n. 479 uscito pochi giorni fa si può incasellare in questa triste categoria. L'autrice è Paola Barbato, storica scrittrice di questa collana che nel corso degli anni è passata da fasi in cui è stata osannata dal pubblico a fasi in cui le critiche le sono piovute addosso in maniera copiosa. I disegni sono curati da Franco Saudelli, il cui stile, lontano dal canone di armonia di proporzioni e dimensioni, si presta a feroci critiche da parte di chi non apprezza queste strane interpretazioni grafiche che con il disegno classico non hanno nulla a che fare. Non è il nostro ideale di disegno, se volete saperlo. Così, siamo stati ben lieti di astenerci dal compare questo albo e risparmiare così 5,80 euro. Per capire come è stato accolto dal pubblico abbiamo pensato di dare uno sguardo ai commenti del forum di Dylan. E purtroppo per la Bonelli i pareri sono stati molto negativi, alcuni addirittura trancianti.  

Keanu Coen scrive: Top 10 albi peggiori del secolo. A occhi chiusi. Incommentabile. E' ovvio che sia finito tra i celebrativi del 40ennale. JMZ: Keanu, magari fossero le espressioni gergali giovanili il problema dell'albo; l'unica vera grande tristezza è che lo ha scritto la mente dietro a "Memorie dal Sottosuolo", "Il Seme della Follia" o "La Seconda Occasione". Paola, torna in te, ti prego. Ci risiamo. La Barbato viene ricordata per una storia che ha azzeccato, dopo la quale è stata spesso bersagliata dalle critiche. Keanu Coen: Le espressioni gergali ultra boomer sono la novità che a quanto pare sta emergendo, ma chiaramente l'albo è fallimentare sotto tutti i punti di vista. Si prega di far ripassare a Paola "Il battito del tempo", poi si vede. 

Aleksandr: Io confesso che l'inizio mi aveva fatto sperare: l'oggetto misterioso (tralasciando il fatto che fosse piovuto dal cielo), i suoi effetti, la comunità di bambini invecchiati, ma in seguito è stato un disastro, sia la piega che ha preso la trama che un susseguirsi di situazioni una più ridicola dell'altra fino ad un finale trito. Ho votato insufficiente, una delle peggiori prove della Barbato. Le sue storie sotto la sufficienza per me sono rare, ma questa, che chissà a quando risale, sembra particolarmente svogliata. Bertuccia: No comment sul finale (e vomito letteralmente sul bacio di Linette, per inciso) io, non ci ho capito un bel niente del (della super cazzola) finale. Ovvero, di tutto quell' ambaradan tirato su in 20 secondi per mettere nel sacco la banda criminale più indecente che si sia mai vista. La idea in generale, comunque, l' ho trovata più che carina, molto interessante direi La resa purtroppo lascia a desiderare. Il tono delle critiche è quindi simile a quelle che riceveva un tempo la Barbato.

Dies: Allora, si parte già male quando nell'undicesima riga dell'editoriale la Baraldi cita Timecrimes di Nacho Vigalondo (titolo sia inglese che italiano, "Los Cronocrimenes" nell'originale presente con la locandina) chiamandolo.. "Timecrimenes". Ha fatto la crasi fra il titolo spagnolo e quello estero. Perchè?! Perchè questa sciatteria? Segue la Barbato che si rivolge direttamente a Dylan (?!) per.. scusate ma io la Barbato non riesco più a prenderla sul serio. Da quando le hanno diagnosticato la neurodivergenza (chi la segue sui social - non fatelo - ..sa!) ha poi assunto una narrazione declinata nell'esasperazione di fisime che la mettono in costante crisi anche nel compiere azioni semplici e abitudinarie. Lungi da me discutere le difficoltà del convivere con il disturbo dello spettro autistico ma nel caso della Barbato c'è un prima e un dopo nel modo in cui è solita proiettare l'immagine di se stessa agli altri. Passiamo a Saudelli e.. come non detto, Saudelli non è pervenuto e Baraldi lo liquida in tre righe. Spazio allora ai Cestaro con l'ennesimo excursus nella valle ricordi: nacqui, vissi, lessi Dylan Dog. Btw se qualcuno dovesse acquistare La fine del mondo con la prima parte della storia di Alessandro Baggi, ci faccia sapere.

Alla terza pagina la prima e unica nota positiva: Groucho esce di scena insieme al suo repertorio di infime gag. Ma farà poi un'altra comparsata cinque pagine dopo per poi scomparire definitivamente, Paolona ha sempre avuto difficoltà nel gestirlo e qui non è fatta eccezione. Poi, certo, i "giovani" che parlano e pensano come una cinquantacinquenne immagina che parlino e pensino i giovani. Bella, yo! Ti piacciono le tartarughe ninja? Eppure la Barbato ha delle figlie adolescenti, impossibile che ai giovani-vecchi non abbia mai fatto dire "super" prima di ogni aggettivo!

Notare il gestore della sala giochi di pagina 22-23 che assiste in tempo reale all'invecchiamento del ragazzino (tanto da sapere che lui e Linette hanno chiacchierato per ore) ma non batte ciglio, come se niente fosse. Non si può scrivere e poi revisionare una sceneggiatura facendo passare degli errori marchiani di questo tipo. Pagina 40, scopro che quello delle truffe e dei raggiri è un settore spesso sottovalutato detto da un ispettore di Scotland Yard. Assurdo l'escamotage del paradosso per porre nel sacco il cattivone, del tutto campato in aria agendo sulla linea del presente ancora in divenire (un paradosso, facciamocelo bastare) e ridicolo lui che in prima persona va ad estorcere il denaro nella Fantasilandia dei ragazzini. Ancora più grave per me: non è molto chiaro il funzionamento di tale aggeggio. Descrive gli eventi che intercorrono dopo le 24 ore esatte (la persona con il cane al parco), oppure visualizza un generico futuro che risponde a ciò che cerchiamo/vogliamo vedere (i numeri vincenti, ecc..)? E' tutto così approssimativo, senza nessuno sviluppo interessato a sfruttare l'azione basata sul tempismo, manca una costruzione del presupposto dei fatti. Chiusura sciocchina ma il tenore della storia è quello e alla fine non restava che scavare più in basso. 

Non so, sembrerebbe una presa per i fondelli. Cercando l'elemento salvabile usando il misuratore di curvatura spazio-temporale, i disegni di Saudelli rievocano certa scena fumettistica italiana anni novanta alla quale sarò sempre affezionato. Anche se qui è svogliato e tirato via al minimo sindacale gli sfondi in questo albo sono un optional che farebbe invidia al Nulla de La storia infinita. Voto 4. Il tono delle critiche, anche in questo caso, è molto simile a quelle che piovevano su Paola Barbato ai tempi in cui curatore era Recchioni. Possibile che in Bonelli non abbiano previsto tutto questo? Ci chiediamo infatti se al direttore editoriale e al direttore generale della casa editrice siano narrate queste critiche feroci. Altrimenti, loro stessi non si spiegherebbero perché Dylan Dog continui nel calo delle vendite. Insomma, storie come queste non aiutano, soprattutto il cassiere della Bonelli.

Seguono poi altri commenti in gran parte negativi e sul tenore di quelli che abbiamo riportato che confermano l'impressione che abbiamo avuto noi a inizio di articolo. Almeno per ora non si registra, sotto il profilo dei contenuti delle storie e della loro qualità, una organizzazione finalizzata oggi ad omaggiare nel migliore dei modi il 40esimo anniversario del personaggio. E Sclavi che fine ha fatto? E' davvero contento di come oggi è ridotto Dylan Dog? Perché oggi qualcuno non va a casa sua per lamentarsi di come stanno andando le cose come accadde quando, ai tempi di Gualdoni curatore, si disse (ma siamo nel campo delle voci non confermate) che la stessa Barbato e Recchioni si recarono a casa sua per lamentarsi del fatto che erano stati estromessi dal team di autori di storie approvate ed attribuendo a ciò una parte del disastro di quella gestione?

Dylan Dog Old Boy n. 9: il ritorno di Dall'Agnol e Pontrelli

Non bastava l'album di figurine annunciato in collaborazione con la Panini (ne abbiamo parlato qui). No, ora i lettori di Dylan Dog devono sorbirsi la coppia di disegnatori forse meno amata a causa di uno stile piuttosto estremo e lontano dal canone dylaniota. Piero Dall'Agnol (quello del n. 342, ve lo ricordate? Quello che suscitò critiche al tempo della gestione di Recchioni e non solo per i disegni che furono giudicati in maniera molto negativa...) e Giorgio Pontrelli. Il risultato è un Dylan Dog che va accettato così come'è e come si vede dalle anteprime diffuse dalla casa editrice

Si comincia con una cover di questo Dylan Dog Old Boy (testata ormai gemella di quella regolare) n. 09, seconda serie, dove il protagonista è realizzato con espressione effemminata. E va bene, che il volto di Dylan Dog è stato ideato sulle fattezze di un attore inglese omosessuale, ma quanto meno si poteva evitare di giocare (o provocare?) ancora sulla devianza. O l'obiettivo era attirare attenzione? Se si, ci sono proprio riusciti ma non è detto che questa attenzione si tramuti in decisioni di acquisto.

Ai testi una vecchia conoscenza dei lettori, Giancarlo Marzano che ha realizzato una delle storie e Barbara Baraldi oppure, quest'ultima ha rivisto una vecchia storia che avevano nel cassetto? Magari solo iniziata e non finita da Dall'Agnol e poi completata da Pontrelli? Boh! Comunque, sono 5,80 euro e vi togliete lo sfizio se vi va. Noi abbiamo mollato Dylan Dog almeno 8 anni fa quando era chiaro che non ci sarebbero stati miglioramenti e i tempi ci hanno dato pienamente ragione. Oggi Dylan Dog è una serie in declino e meriterebbe ben altro.

Arriva l'album di figurine di Dylan Dog: i fan aspettavano altro...

Alla Bonelli sono davvero tempi duri e nonostante la timida propaganda che fanno alcuni youtuber sostenendo che l'editore milanese non sia in crisi nera (ne abbiamo parlato qui), la realtà traspare dalle loro iniziative disperate che servono soltanto a gettare fumo negli occhi dei lettori che ancora seguono le vicende di Tex e soci. Rientra in questa categoria l'ennesima, scialba iniziativa per i 40 anni di Dylan Dog: un album di figurine edito dalla Panini! Non bastava l'annuncio di uno spettacolo teatrale a Roma che non andrà a vedere nessuno (dato lo scarso livello culturale di molti lettori). E del resto alla Panini che sulle figurine ci campa cosa potevano chiedere?

La notizia arriva dalle pagine di Anteprima n. 420 che tuttavia non è a ancora disponibile in visione gratuita sul sito dell'editore milanese. Sicché apprendiamo la notizia direttamente da un utente del forum di Comicus che ha postato l'immagine della pagina della rivista cartacea. Si apprende così che l'album avrà 64 pagine per 258 figurine. Ogni bustina avrà delle card da collezione ed è questa la parola magica. Dylan Dog, dopo i nove anni di gestione fallimentare di Roberto Recchioni, ridotto ormai ad una media vendite di 38.000 copie (dato risalente alla fine dello scorso anno per cui oggi la collana potrebbe vendere di meno), non resta che il collezionismo esasperato. 

Il collezionista tipico dylaniato, preda di manie compulsive, va alla ricerca di qualsiasi cosa inerisca il suo beniamino di carta. Poi ci sono gli speculatori incalliti, che cercheranno di mettere le mani su tale album e figurine per rivenderle a peso d'oro su community e siti in stile eBay. Alla Bonelli tutto ciò non interessa e nemmeno alla Panini che avrà la sua fetta della torta. Ma davvero tutto ciò farà bene a Dylan Dog? Di certo, no. I lettori si aspettavano grandi storie, grandi rivoluzioni, scrittori in grado di riportare la collana ai fasti sclavioti e l'arrivo di nuovo curatore e invece... già! E invece per il mondo dylaniota del fumetto si prospettano tempi duri.

giovedì 13 agosto 2026

"La Bonelli non è in crisi" dice lo youtuber... ma non è così!

Una buona parte degli addetti ai lavori indipendenti, cioè quelli che non hanno rapporti in qualche modo con gli editori, sostengono che la Sergio Bonelli Editore sia in crisi per svariati motivi (livello sempre più scadente delle storie, incapacità dei loro autori di creare contenuti in linea con i gusti del pubblico, tendenza ad allinearsi al sistema della narrazione dominante imposto dal regime con la complicità dei grandi media per condizionare le masse, ecc.). Il risultato sono fumetti verso i quali il pubblico generalista non avverte alcuna necessità o bisogno di avvicinarsi. 

La dimostrazione di questa grave crisi è data da ben due fattori: il costante calo delle vendite (negli ultimi cinque anni quasi dimezzate) registrato dai loro bilanci e l'incapacità acclarata di non riuscire ad invertire questa tendenza. Con vendite in costante calo non c'è futuro poiché si arriverà al punto in cui l'editore o dovrà drasticamente ridimensionare il suo volume produttivo per continuare ad operare nel mercato o dovrà chiudere i battenti, liquidando le attività magari attraverso la cessione dei diritti di Tex e soci ad altri editori. Questa non è una opinione, ma un dato di fatto ineludibile. 

Poi ci sono coloro per i quali la Bonelli non è in crisi, come lo youtuber del video che vedete sopra, che si prodiga in una lettura dei dati del bilancio dell'editore milanese secondo noi approssimativa e basata solo su alcune voci ignorando il contesto generale. Il tono è calmo e lento, come se ad ogni parola si cercasse in chi ascolta dall'altra parte cenni di conferma che il messaggio "la Bonelli non è in crisi" sia stato recepito. Poi quasi a contraddirsi aggiunge laconico: "ma ha cinque anni di tempo per cambiare"... ma se non è in crisi perché deve cambiare e perché deve farlo entro cinque anni? 

Eh, mettiamoci d'accordo, no? In primis, riagganciamoci al mondo reale. La Bonelli è in crisi perché da decenni ormai registra dei cali nelle vendite e cosa ancora più grave, sconta da tempo gli effetti nefasti del mancato ricambio generazionale. Per dirla in breve, la Bonelli si aggrappa per la maggior parte del suo giro di affari sulle vendite di Tex a lettori che ogni anno diventano sempre più vecchi. Uno zoccolo duro destinato quindi a consumarsi mentre i tentativi di rilanciare gli altri personaggi, da Dylan Dog a Martin Mystère sono falliti tutti miseramente uno dopo l'altro.

Anche gli sforzi più di facciata che sul piano della concretezza di cercare di sfruttare i personaggi in tv e al cinema sono precipitati nel vuoto. L'ultima mazzata è arrivata con il bilancio depositato pochi giorni fa quando si è appreso che il progetto della serie tv su Dylan Dog è stato chiuso. Ma perché lo youtuber parla proprio di cinque anni? Molto semplice. Questo termine viene calcolato sul fatto che secondo previsioni degli analisti, si presume che entro cinque anni le edicole, come esercizio per la rivendita di giornali e riviste, scompaiano e senza più edicole la Bonelli si ritroverebbe nella chiara impossibilità di vendere i fumetti. Anche i tentativi di imporsi nel mercato delle librerie sono falliti.

Abbiamo dedicato un articolo a questo termine di cinque anni entro cui la Bonelli deve darsi una mossa analizzando la situazione difficile in cui si ritrova oggi l'editore milanese per le troppe scelte sbagliate e ancora oggi con scarsa attitudine ad ammettere la responsabilità dei propri errori. Che cosa fare dunque per salvare la Bonelli? Due cose molto semplici per le quali però occorre coraggio: azzerare il parco autori e puntare su nuove leve selezionate in base alle qualità effettive cioè vere dismettendo il sistema di scelta basato sulle segnalazioni di chi è già dentro; smettere di produrre contenuti in linea con il pensiero dominante che la massa disapprova. C'è il coraggio di fare questo?

Per ora sembra di no, benché il fatto stesso che anche youtuber vicini al mondo bonelliano (come chi ha rapporti diretti e personali con autori di cui si vanta di intervistare e conoscere) ammettano che è arrivato il tempo delle decisioni che non si possono più rimandare. Ci sono ben cinque anni di tempo per attuare un progetto di rilancio che al momento non esiste. Per ora in Bonelli si naviga a vista riducendo i costi, alzando i prezzi di copertina e cercando di mettere pezze dove possibile per evitare il crac. I tempi dell'arroganza alla nun ce rompete di Sclavi e degli autori che attaccano o insultano i fan sui social. Oggi la Bonelli non può permettersi di scontentare nemmeno un lettore. 

Nel video sopra riportato vengono poi fatte delle affermazioni discutibili. Ad esempio, dice che la Bonelli ha un margine che gli altri se lo sognano, ma non spiega di quale margine si tratta. E ancora, dice che esclusa la Panini, tutti gli altri stanno peggio di Bonelli. Ma come, prima dice che la Bonelli non è in crisi poi ci pensa sopra e dice che gli altri stanno peggio? In realtà, vi sono editori che sono messi meglio della Bonelli, come la Astorina che con il suo Diabolik è l'unico editore che ogni anno conquista nuovi lettori giovani (fenomeno che in Bonelli non esiste da decenni) e negli ultimi cinque anni ha portato tre film sul grande schermo del personaggio (mentre la Bonelli sotto questo aspetto è passata dal flop gigante del film di Dampyr alla cancellazione della serie tv su Dylan Dog). 

Poi conclude con una affermazione che da un punto di vista economico è anch'essa critica, quando sostiene che la Bonelli quest'anno ha avuto l'ardire, usando le sue parole, di non ridistribuire gli utili. Attenzione: la Bonelli è una società editrice e ha come obiettivo quello di generare utili per coloro che fungono come soci. Quando non ci sono utili da distribuire o si sceglie di non distribuirli significa che quell'anno i soci della società sono rimasti a bocca asciutta. Tutto ciò accade quando una società sceglie di autofinanziarsi, cioè prelevando dal suo stesso bilancio tutti o quasi gli utili generati o per irrobustire le riserve ove la situazione già oggi difficile dovesse complicarsi ancora di più. Quindi, a differenza di quanto sostenuto dallo youtuber, la scelta di non redistribuire gli utili non è positiva.

lunedì 10 agosto 2026

La Bonelli rischia di chiudere entro cinque anni?

In questi giorni uno youtuber che parla di fumetti ha dedicato molto spazio al bilancio della Bonelli depositato il mese scorso e di cui noi abbiamo parlato qui. Nei video sviscera dati già risaputi e analizzati per trarne scialbe conclusioni del tutto personali e lontane da una analisi professionale di base. Uno dei punti più interessanti è quello sul quale focalizziamo i nostri articoli, ovvero il futuro della casa editrice entro i prossimi cinque anni quando si calcola che spariranno tutte o quasi le edicole dal territorio nazionale. Il 95% delle entrate della Bonelli è infatti legato alla vendita nel circuito delle edicole. Di qui la domanda: senza più edicole come faranno a vendere i loro fumetti? La risposta più ovvia consisterebbe in quella di sfruttare gli altri canali di vendita (come gli store digitali tipo Amazon o altri) ma qui sorge un problema. La gran parte dei lettori Bonelli è anziana e imporre nuove abitudini ai vecchietti ultrasettantenni rischia di trasformarsi in una impresa titanica.

Qualche sforzo volto a diversificare in altri canali di vendita la distribuzione dei fumetti è stato compiuto ma senza quella energia derivata dalla prospettiva di non avere alternative (come ad esempio gli abbonamenti). Sembra quasi che la Bonelli Editore speri di superare in qualche modo questa crisi aiutandosi nel frattempo con gli aumenti dei prezzi per salvare i bilanci annuali. Finora gli è andata bene ma a furia di aumentare il prezzo di copertina si rischia di assottigliare il parco lettori abituale che compra i loro fumetti. Rispetto al 2024 la Bonelli ha venduto nel 2025 ben 300.000 fumetti in meno (scendendo da 5.300.000 copie a 5.000.000 di copie tondi tondi). Ora si parla di un nuovo aumento che dovrebbe arrivare tra la fine dell'anno e l'inizio del 2027 e che dovrebbe portare il prezzo di Tex e soci dagli attuali 5,80 euro a 6,70 euro. E' probabile che questa mossa disperata riuscirà a salvare anche il bilancio di quest'anno ma al prezzo di un ulteriore calo delle vendite generali. 

La scomparsa dei punti vendita non è il solo problema della Bonelli. Ce n'è un altro ancora più grave che rischia di produrre effetti devastanti, vale a dire il calo qualitativo costante delle storie. Negli anni la casa editrice di via Buonarroti non è stata in grado di attuare un ricambio del suo parco autori, puntando sempre sugli stessi nomi, oggi stravecchi, che sono passati di flop in flop ma che il loro sistema di propaganda descrive come grandi scrittori, quando in realtà, per i risultati portati a bilancio, si sono dimostrati degli incapaci. Quindi, prima ancora che scoraggiati dalla scomparsa delle edicole, i lettori stanno mollando la Bonelli per inconsistenza qualitativa dei suoi prodotti. Prendiamo il caso di Tex. Sono anni che è in calo di vendite, ma solo quest'anno è stata presa la decisione di cambiare curatore (in realtà, stando alle loro dichiarazioni ufficiali sembra che sia stato il curatore ad andare via ma credere a questa ricostruzione è davvero difficile per non dire impossibile).  

Il nuovo curatore è il braccio destro del precedente e ha già fatto capire che non cambierà niente nella impostazione del personaggio. E la stessa cosa è avvenuta in Zagor, mentre con Dylan Dog, dopo il decennio deludente della gestione Recchioni si è passati ad una autrice che lavorava sotto la sua direzione e che anche all'epoca era contestata vivacemente. Alla origine di questi apparenti errori vi è la falsa convinzione avvertita dai dirigenti della casa editrice che i personaggi vadano avanti a prescindere da chi se ne occupa. Se una tale valutazione poteva essere realistica una trentina di anni fa, ora non è più attuale dato che i personaggi proprio a causa del calo delle vendite risultano svalutati nell'attenzione e chi è rimasto in sella guarda con attenzione a chi scrive e disegna le varie storie per valutare se conviene ancora comprare albi di Tex, Zagor e altri. Con sempre meno persone disposte a comprare i loro albi e con sempre meno punti vendita in cui distribuirli, l'editore milanese potrebbe entro i prossimi cinque anni o prima decidere di chiudere o vendere i diritti di Tex e soci ad altri editori con una maggiore propensione ad investire nel loro sviluppo futuro. 

sabato 8 agosto 2026

Toh! Si rivede Chanbara dopo tre anni

Tra le novità Bonelli annunciate tramite il catalogo edito insieme a un piccolo editore spicca un nuovo volume di Chanbara di Roberto Recchioni con disegni di Andrea Accardi e Luca Genovese. Sembrava infatti che la produzione di nuovi capitoli di questa opera ispirata ai manga su personaggi dell'antico Giappone fosse stata stoppata con l'ultimo volume uscito nel dicembre 2023 e invece... dopo tre anni si rivede di nuovo Rrobe!

Il volume di grande formato (22x29,7) in uscita a ottobre (per Lucca Comics?) avrà 112 pagine e costerà 25,00 euro... un prezzo decisamente alto che indica anche una certa diffidenza della Bonelli che vuole essere sicura di toccare una soglia base per rientrare di un investimento che probabilmente non deve avere raggiunto gli obiettivi sperati. Un volume ogni due-tre anni, infatti, non è il miglior modo per fidelizzare il pubblico. 

Perché così tanto tempo per sfornare 112 pagine? Tanto più che lo stesso Recchioni non si occupa più di fumetti a tempo pieno. Uscito di scena come curatore di Dylan Dog proprio nel 2023 dopo una gestione che è stata ritenuta sostanzialmente fallimentare o almeno una gestione che non raggiunto gli obiettivi sperati (cioè evitare il crollo di Dylan Dog), ci si aspettava che si gettasse sugli ultimi progetti rimasti, tra cui questo fumetto realizzato in stile mangoso. E il prossimo quando uscirà si chiedono i fan?

E non é che i grafici in Bonelli abbiano perso molto tempo nella cover del volume che si presenta piuttosto scarna e anonima con una figura di nippo samurai in bianco e nero sormontato da una striscia verde in cui ci sono i caratteri del titolo di colore bianco. La sinossi parla di un nuovo volume dell'amatissima Chanbara, ma senza dire da chi. Non è stata annunciata nemmeno una cover variant e non si sa nemmeno se Recchoini, oggi molto invecchiato, con capelli e barba bianca, si farà vedere alla manifestazione.

giovedì 30 luglio 2026

La disastrosa situazione di Dylan Dog

Per il mondo dylaniato del fumetto non è un buon momento e se qualcuno era convinto che il peggio fosse passato con la fine della controversa cura editoriale di Roberto Recchioni (che non ha centrato nessuno degli obiettivi prestabiliti nel 2013 quando secondo la versione ufficiale poco credibile, il fumettista romano aveva ricevuto l'investitura ufficiale dal creatore Tiziano Sclavi), ora con la nuova curatrice Barbara Baraldi le cose vanno decisamente peggio per l'indagatore. Sia come vendite che come qualità delle storie sono stati compiuti altri passi indietro. Del resto, Barbara Baraldi era criticata quando scriveva storie sotto la gestione Recchioni. Che cosa ci si poteva aspettare, dunque, promuovendola?

L'ultimo dato ufficioso disponibile e risalente alla fine del 2025 indicava in 38.000 copie le vendite medie con un calo di 6.000 copie rispetto alle 44.000 copie del 2023 quando la Baraldi ha sostituito Recchioni. La media del calo sarebbe quindi di 3.000 copie ogni anno e se si è mantenuta e su questo pochi dubbi esistono, per fine anno dovremmo avere toccato quota 35.000 copie di media (al momento si tratta solo di una previsione, poiché prima di questo dicembre a meno che qualcosa non venga fuori prima, non è possibile fornire numeri più precisi, salvo che il calo continua).

Un'altra batosta per i fan dell'indagatore sclaviano è giunta dal bilancio della casa editrice depositato una quindicina di giorni fa e di cui abbiamo parlato in questo articolo. Quello che era noto come progetto per una serie tv su Dylan Dog è stato soppresso dietro accordo formale con il partner che incautamente aveva iniziato le trattative con la Bonelli. In pratica, sia l'editore che il suo partner hanno convenuto che non vale la pena investire soldi su un personaggio che in edicola è in declino da molti anni e che in tv rischierebbe di essere visto solo da gente con la mente problematica che va in giro vestendosi da zombi durante le fiere del fumetto. 

La Bonelli non è mai riuscita nemmeno a valorizzare Tex in tv o al cinema che è anche il suo personaggio più famoso, nemmeno nell'epoca d'oro in cui i western andavano forte su altri media, figuriamoci oggi. E cosa resta di Dylan Dog? Ieri la Bonelli ha annunciato che in autunno sarà messo in scena uno spettacolo teatrale presso Roma per festeggiare il 40esimo anniversario. Oltre al danno, la beffa. Molti fan in rete si sono sentiti presi in giro: ma chi andrà mai a vedere uno spettacolo teatrale di Dylan Dog con mostri e zombi improvvisati se non i succitati matti che si vestono da morti viventi alle Convention? Ciò non alzerà le vendite.

I lettori sempre più delusi e ormai in molti decisi a smettere con l'uscita del n. 500 (sempre che Dylan Dog pervenga a questa scadenza) si aspettavano altro, come ad esempio il siluramento della Baraldi e l'arrivo di uno scrittore effettivo e affermato con l'esperienza giusta (il nome adeguato che ci permetteremo di fare alla Bonelli potrebbe essere quello di Tito Faraci, che oggi è lo scritture di punta di Diabolik) e un deciso cambio di prospettiva, ponendo fine ai contenuti radical chic e anticristiani della serie per puntare all'horror vero, mettendo fine a stupidaggini che per troppo tempo hanno recato danni come lo slogan, i veri mostri siamo noi. 

lunedì 27 luglio 2026

Bilancio Bonelli 2025: le vendite a picco

Come di consueto, l'utente Olimpia del forum di Comicus ha informato che pochi giorni fa è stato depositato il bilancio di Sergio Bonelli Editore relativo all'anno di esercizio 2025 e nel complesso si può dire che la casa di Tex e soci regge sia pure con una certa difficoltà. Il dato che ci interessa di più è quello delle vendite che rispetto alle 5.300.000 copie del 2024 sono calate del 6%, il che significa che lo scorso anno l'editore ha venduto in tutto 4.982.000 copie con un calo di 318.000 copie (come se ogni mese nel 2025 avesse perso, rispetto al 2024, circa 30.000 copie). Il calo continua, ma su questo non c'erano dubbi con buona pace di bonellomani e affini che sui social mettono in dubbio i dati da noi citati. 

E' sempre la stessa storia: noi citiamo dati ufficiosi appresi da autori, ex autori e addetti vari e loro scrivono commenti ironici mettendo in dubbio la nostra attendibilità, poi arriva il bilancio che seppellisce le loro chiacchiere. Cala anche la tiratura che passa dai 10,5 milioni di copie dell'anno 2024 (anche qui dati forniti da Olimpia sul forum di Comicus che consentono di effettuare la comparativa) ai 10,1 milioni del 2025 e questo nonostante il fatto che il numero di testate pubblicate sia stato di 267 nel 2024 e 283 nel 2025, quindi più testate, ma meno copie vendute e tiratura più bassa. V'è poi da considerare che nel 2024 c'è stato l'aumento del prezzo di copertina che certamente non ha dato una mano. 

Venendo a voci più tecniche, sale l'utile netto da 1.711.026 del 2024 a 2.458.969 ma anche qui vi è da rilevare che in soccorso della Bonelli è pervenuto un contributo pubblico di 1.200.000 euro! La resa è stabile al 50%. I ricavi delle vendite dalle edicole sono saliti da 22.771.470 € del 2024 ai 23.799.333 € del 2025 con un +1.027.863 € (ma anche qui si consideri l'aumento del prezzo di copertina dei fumetti di 0,90 euro). Cresciuti anche i ricavi dalle librerie che dai 2.977.397 € del 2024 si è passati ai 3.171.305 € del 2025 con un +193.908 €. I ricavi digitali continuano a essere marginali e infatti dai 197.548 € del 2024 si è passati a 233.734 € del 2025 con un +36.186 €. Hanno incassato di più vendendo meno! 

Negativo il saldo delle licenze che dal 1.593.178 € del 2024 sono scesi a 1.300.000 € del 2025 e con un -300.000 € a dimostrazione del fatto che anche le strisce di Tex e Zagor hanno perso lettori. In parole povere, quindi, si può dire che tra contributi statali e forte aumento dei prezzi, in casa Bonelli sono riusciti a reggere sia pure, però, a scapito delle vendite complessive che continuano a calare ed è questo il principale problema. Ora si profila un nuovo aumento dei prezzi che potrebbe arrivare già alla fine di quest'anno o nei primi mesi del 2027, ma non è neppure da escludere che decidano di diminuire le pagine degli albi portando anche altre serie a 80 pagine (come già fatto per Dampyr e Julia).

Un altro elemento degno di nota che sottolinea ancora di più la gravità della crisi in cui si trova oggi la Bonelli è la cancellazione del progetto sulla serie tv di Dylan Dog, il che dimostra come ormai dopo i grandi disastri della gestione di Roberto Recchioni salvare l'indagatore dell'incubo o mutarlo in qualcosa in grado di funzionare su altri media, è inutile. Dylan continua a crollare accompagnato dalla manina della curatrice Baraldi. Infine, una nota curiosa. Ci è stato riferito che uno youtuber proprio oggi ha dedicato un video ed un articolo al bilancio Bonelli. Attenzione: il post di Olimpia é di due settimane fa, noi già ne avevamo parlato ma lui solo oggi se n'è accorto! Ovviamente, non ci ha citato dato che non può farlo perché come fanboy non può darci visibilità. 

sabato 25 luglio 2026

Adriano Barone richiamato dalla Bonelli

Pochi giorni fa, lo sceneggiatore bonelliano Adriano Barone, aveva rimbrottato alcuni suoi colleghi autori di una storia di Dylan Dog ospitata nel n. 478. Ne abbiamo parlato qui. La storia era molto simile ad una storia di Batman del 1992 su Legends of the Dark Knight nn. 39 e 40 di Brian Talbot. Lo scrittore bonelliano era rimasto deluso in quanto come fan batmaniano accanito, conosceva quella storia e sperava che prendesse una piega diversa. Ma non era nemmeno questo il punto che aveva criticato, anche perché Dylan Dog è noto per le sue citazioni. Ciò che lo aveva deluso era il fatto che i suoi colleghi erano stati incensati dal pubblico solo perché pochi si erano accorti del copia/incolla dylaniato. 

Più che altro, pertanto, la delusione era per l'ignoranza del pubblico che a suo dire aveva trasformato in geni gli autori di quella storia di Dylan. Oggi un'altra vicenda ha toccato di nuovo Adriano Barone di cui noi abbiamo avuto notizia dal forum di Nathan Never. Qualche giorno fa, l'autore che in quella community scrive abitualmente, aveva indicato i titoli di due storie dell'agente speciale Alfa che si vedranno nei prossimi mesi e fatto riferimento ad una storia in autunno destinata a sconvolgere gli equilibri della testata. Il post aveva quindi creato molta attenzione da parte del pubblico neveriano che è alle prese da parecchi anni di delusioni per una decadenza marcata del loro eroe crollato nelle vendite.

In fondo, ciò che ha fatto Barone è stato semplicemente dare visibilità al suo lavoro su Nathan su una community di appassionati. Nulla che fosse sbagliato o contro regole o principi fondamentali. In casa Bonelli tuttavia non l'hanno presa bene, richiamando Barone, il quale ha cancellato il suo post sul forum neveriano e dichiarare addirittura che di lì a poco non avrebbe più scritto né sarebbe intervenuto più sulla community. Il suo triste messaggio di congedo: Post originale cancellato dopo che è stato ripreso con tag e in maniera non autorizzata su un gruppo FB dedicato a NN. Senza chiedermi il permesso, nè un parere. Smetto anche di postare qui, per il momento. Mi dispiace, ovviamente il forum non c'entra. Scusatemi. (È stato fatto non in cattiva fede, e colpa mia perché ero convinto che questa sezione del forum non fosse pubblica). Cosa è successo allora?

Un utente del forum ha evidenziato che in fondo tutto ciò che va sui social o in generale sulla rete diventa di pubblico dominio, anche se postato in canali chiusi o limitati perché poi chi ha accesso a quelle discussioni non è vincolato a mantenere il riserbo ma può parlarne ovunque liberamente. Insomma, siamo alle solite. La Bonelli è ancora legata a quei canoni di segretezza che negli anni hanno contribuito a incrinare il rapporto con il pubblico. Una storia che oggi sia in preparazione non è un segreto di stato o qualcosa per cui addirittura imporre o indurre uno sceneggiatore a lasciare una community di appassionati dove, parlando del prodotto editoriale, finisce solo per farne pubblicità. Quindi, in casa Bonelli dovrebbero essere contenti se i loro autori parlano dei loro lavori. In Usa tutto ciò è semplice normalità.

Invece ci è parso che il Barone sia stato indotto a lasciare il forum di Nathan Never onde evitare incidenze o fratture nel rapporto con la Bonelli, quindi con l'editore che attualmente lo paga. Non è la prima volta che succede e temiamo non sarà l'ultima ma il fatto è destinato a incrinare il rapporto con il pubblico in maniera decisiva. Quel che ci chiediamo é: può un editore limitare così la libertà di espressione di un autore (e forse come in questo caso, facendo preludere a una rottura) che in fondo ha solo fatto un po' di pubblicità gratuita ai loro prodotti? Barone, dovendo difendere la sua fonte di reddito, non poteva fare diversamente, chiudendo il canale di comunicazione con il forum nathan-neveriano. Ed ora l'amministratore del forum dovrebbe farsi domande.