Visualizzazione post con etichetta Diabolik Universe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Diabolik Universe. Mostra tutti i post

mercoledì 12 agosto 2026

Diabolik (anno LXV) n. 7-2026 (n. 953): recensione

La storia inedita di Diabolik ospitata sul numero di luglio 2026 (il n. 953) dal titolo Il ladro di casseforti si può dire riuscita a metà. Già perché a metà dell'albo svanisce tutto l'interesse nella prosecuzione della lettura e il resto della storia è uno stancante, noioso, anche se non prolisso racconto per il quale Mario Gomboli non deve essersi svenato nella creazione del soggetto. Molto oporiferi si sono rivelati anche i testi di Enrico Lotti e Alessandro Mainardi. L'unico elemento che si salva dell'albo sono gli splendidi disegni di Rosario Raho, che eleva di parecchie leghe il livello grafico del fumetto. Disegni precisi, attenti nei minimi dettagli ed espressioni dei volti ben curate. Se Diabolik fosse disegnato così ogni mese diverrebbe un appuntamento imperdibile per molti tanto da rivaleggiare con i big del fumetto italiano. 

Dicevamo la storia, l'aspetto più deludente del numero di luglio. Clerville è sconvolta da un nuovo criminale che non si limita a svaligiare le casseforti, ma le ruba per intero lasciando di stucco i proprietari. In apparenza, il ladro non lascia tracce e il modo in cui si impadronisce delle casseforti viene narrato in uno show in tv condotto da Gianni Gobbs. Diabolik mostra subito interesse per questo ladro innovativo e grazie alle varie immagini delle telecamere di sicurezza presenti nelle zone dove sono avvenuti i colpi, riesce a circoscrivere i luoghi in cui potrebbe avere la sua base. Rubare intere casseforti implica infatti il dover disporre di un luogo in zona appartata dove dovrebbe aprirle in sicurezza. Riescono quindi a risalire al misterioso criminale, che si rivela essere Paolo Kavan, ex impiegato di una società intenta nella costruzione di sistemi di sicurezza da cui è stato licenziato per tagli al personale. 

Kavan non accetta di essere mandato via e quando è costretto ad andarsene si rifugia in una cascina in campagna dove decide di usare un bug in un nuovo chip di sicurezza a cui ha lavorato, l'M751, per entrare nei database della società e ottenere, perciò, le informazioni necessarie per rubare le casseforti dei loro clienti. Colpito dall'ingegno di Kavan, Diabolik gli propone di allearsi con lui. Intende usare le conoscenza di Kavan per spiare la villa di un narcotrafficante, Roberto Jager e impadronirsi della sua ricca cassaforte. Qui finiscono gli elementi di interesse della storia. Diabolik, Eva e Kavan lavorano insieme, riescono a scoprire tutti i movimento che avvengono nella villa del criminale e ad impadronirsi della sua cassaforte. Al termine della storia, Diabolik regala al suo nuovo amico degli strumenti da lui ideati per aprire le casseforti che lui ha rubato ma senza essere riuscito ad aprirle. 

sabato 18 luglio 2026

Diabolik - I serie - n. 2: recensione

Il n. 2 di Diabolik dal titolo l'Inafferrabile criminale si è visto in edicola il 1° febbraio 1963, due mesi dopo l'albo di esordio. I testi sono Angela e Luciana Giussani mentre i disegni sono realizzati da una certa Kalissa, che faceva la modista di Angela (gli disegnava bei cappelli). Il suo vero nome era Calissa Giacobini ed era figlia di un pittore russo e di una nobildonna italiana. Il tratto è acerbo e denota la mano di chi un fumetto non l'ha mai disegnato, ma andava bene così. Diabolik era ancora in gran parte sconosciuto. 

La storia è molto blanda, articolata bene, ma a tratti un po' noiosa che vede ancora una volta Ginko a caccia del suo avversario. Siamo a Narbon e il barone Massimo Riber, il cui vizio del gioco è noto a tutti. La città, Narbon, esiste davvero e si chiama Narbonne (in francese l'ultima vocale non si pronuncia e le autrici pensarono bene di scriverlo così presumendo che la gran parte di chi avrebbe letto la storia sarebbe stata costituita da gente ignorante). Riber è ricattato dall'avvocato Bonard che copre le sue perdite.

Stanco di quella situazione, il barone decide di togliersi la vita con un colpo di rivoltella e avrebbe attuato la sua follia se non fosse stato fermato in tempo da Bonard e dal suo scagnozzo Regan. Riber, sempre più disperato, ruba i gioielli della moglie e li porta a Bonard sperando di avere in cambio il controvalore dei preziosi (circa 150 milioni di lire) ma quando lo squallido ricattatore gli consegna solo 20 milioni non gli resta che accettare. Subito dopo però Bonard e Regan litigano per spartirsi il grande malloppo.

Nella lotta furiosa, Regan strangola Bonard e scappa via con i preziosi. Diabolik ha visto tutto da una finestra e una volta seppellito il corpo dell'avvocato in giardino in modo tale da prenderne il posto. Quando il mattino dopo Regan si reca presso la casa di Bonard resta sorpreso nel vedere il suo ex capo in piedi. Pensando di non essere riuscito ad ucciderlo, i due lottano e dalla contesta Regan capisce di trovarsi con Diabolik quando questi cala la maschera. 

Nel capire di non avere scampo lo conduce al nascondiglio dei gioielli (sulla campana della chiesa locale). Quando è sul punto di scendere, intuendo che Diabolik lo avrebbe lasciato lì sopra se gli avesse lanciato la scatola con tutti i preziosi se li mette in tasca pensando che il re del terrore sarebbe tornato da lui per farlo scendere. Ma questo non avverrà. Quando la mattina dopo la campana viene fatta suonare, Regan resta ucciso ed appeso a testa in giù con i preziosi caduti al suolo. Ginko arriva subito sul posto.

La centrale lo aveva allertato dopo che la moglie di Riber aveva denunciato il furto dei gioielli e la scomparsa del marito. Con lui c'è anche Gustavo Garian (dopo la storia del n. 1 è diventato un suo amico). I due una sera vanno a vedere lo spettacolo di una messicana, Diana Cruz, di cui il giovane Garian é invaghito. Intanto, Diabolik continua a recitare la parte di Bonard per impadronirsi dei gioielli dei Riber che ora sono stati depositati da Ginko in tribunale. I preziosi però mancano di un pezzo, una bella spilla.

Quando la moglie di Riber la fa vedere a Ginko questi ha idea di averla già vista e infatti sarà Gustavo a ricordare che il gioiello era indossato da Diana Cruz quando l'hanno vista al locale in cui si è esibita. Ipotizzano quindi che la donna sia l'amante di Massimo Riber. Mentre Gustavo va da lei per farla parlare, Ginko va da Bonard per parlargli del fatto. Non trovandolo, si mette a passeggiare nel suo giardino quando nota un pezzo di terreno che pare mosso di recente. Scavando rinviene il corpo del vero Bonard.

La situazione gli é chiara: Diabolik ha preso il suo posto e ora è andato in tribunale dove pensa di rubare i gioielli. Il poliziotto fa circondare il tribunale ma commette l'errore di non dichiarare subito che l'avvocato Bonard é Diabolik. Quest'ultimo intanto ha aperto la cassaforte dove erano i preziosi e li ha presi ma si vede in trappola quando ad ogni uscita vede poliziotti. Per sua fortuna uno di loro di nome Payot che nei panni di Bonard aveva aiutato, gli apre un passaggio. Diabolik fugge e quando Payot si rende conto di ciò che ha fatto ormai è troppo tardi per rimediare.

Diabolik come Stefano Garian torna da Elisabet Gay alla quale ha promesso di farle un regalo quando si sarebbero visti la volta successiva. L'anno dopo Astorina in occasione della ristampa dei due albi li fece rifare da Luigi Marchesi e un decennio dopo anche da Aulo Brazzoduro. Oramai le Giussani avevano in mano un successo editoriale e il loro scopo era di presentare quelle storie ridisegnate da un vero professionista quale era Luigi Marchesi. Tuttavia, la versione originale di Kalissa é rimasta nel cuore di tutti.

giovedì 16 luglio 2026

Diabolik - I serie - n. 1: recensione

Il primo numero di Diabolik è uscito nel novembre 1962, distribuito sembra solo nell'area del milanese e di copie ne furono vendute solo 8.000 su una tiratura di 20.000. Fu un flop, però con quel primo episodio scritto da Angela Giussani scopiazzando Fantomas e disegnato da un certo Angelo Zarcone iniziò una leggenda del fumetto che dura tuttora. Un fumetto pieno di misteri a cominciare proprio da questo disegnatore che al tempo lavorava per la casa editrice del marito della Giussani, la C.E.A. 

Siccome allora era uso (come del resto oggi) pagare gli artisti in nero, nessuno ha mai più saputo nulla di lui. Fece un lavoro pessimo con tavole appena abbozzate, facendo capire che non aveva avuto una gran voglia di dedicarsi al lavoro (forse pagato una miseria) su testi di una dilettante (la Giussani prima non aveva mai scritto nulla prima).

Per l'esordio fu stabilito il formato pocket (12x17) sia per risparmiare le poche risorse a disposizione sia perché il progetto fu impostato come letteratura di basso profilo che il fan occasionale avrebbe letto, magari mettendoselo in tasca per poi buttarlo in un cestino della spazzatura o lasciandolo sul sedile di un treno della stazione di Milano frequentata da pendolari per andare ai luoghi di lavoro. 

Era il primo fumetto prodotto dalla Astorina, casa editrice fondata dalla Giussani l'anno prima in quanto fino a quel momento avevano editato su licenza fumetti prodotti all'estero, tra cui le storie del pugile Big Ben Bolt. Il titolo del primo numero è Il re del terrore e la copertina vede questo Diabolik, criminale efferato, dagli occhi blu come il ghiaccio con una bionda rossiccia che urla. Il prezzo era di 150 lire, piuttosto alto per l'epoca ma conveniente.

L'avventura si apre nel modo più classico, alcune persone invitate dalla marchesa Eleonora De Semily parlano nella villa di costei chiamata Castello di Mart di Diabolik, un essere in grado di assumere le sembianze di altre persone, dagli occhi di ghiaccio e così abile da sfuggire al più noto poliziotto della città, l'ispettore Ginko. 

Il gruppo ne parla come di un uomo quasi soprannaturale incarnazione del male. Una persona terribile che uccide senza alcuna pietà e il cui soltanto il nome fa rabbrividire la giovane Patrizia, amica di Gustavo Garian, un giovane che ha compiuto 21 anni e che si appresta a ereditare la sua quota del patrimonio di famiglia pari a 300 milioni di lire dell'epoca. Il padre Stefano è di ritorno dall'India dove ha fatto fortuna ma ciò che sembra una felice famiglia è segnata dal dolore: la madre Clelia è in un manicomio. 

Il giorno dopo la marchesa De Semily é trovata pugnalata alla schiena. Il commissario Polè arrivato sul posto con la sua squadra non riesce a capirci molto e la tesi che va per la maggiore vuole che un vagabondo celatosi nel giardino sia entrato nella camera della marchesa per rubare e poi sorpresa da questa l'abbia uccisa. 

Polè, che fra sei mesi andrà in pensione, chiama l'ispettore Ginko che inizia a indagare. Stefano Garian parlando con il figlio nella camera di questi scopre sotto il cuscino della poltrona un panno sporco di sangue e nel guardaroba la vestaglia con le stesse tracce. E' chiaro che lui spinto da un attacco di follia come sua madre ha ucciso Eleonora De Semily, nonostante fosse la zia. Non c'è tempo da perdere e i due fuggono attraverso i campi nella notte. 

Patrizia ha udito la discussione tra di loro e crolla a terra per la disperazione e poco dopo rivela quanto sentito dai due all'ispettore Ginko. Il caso sembra dunque risolto ma l'ispettore non ne è convinto. Intanto, Stefano e Gustavo Garian raggiungono una località poco vicina dove trovano rifugio: il piano del padre per salvare il figlio prevede che si imbarchi clandestino su una nave per l'India dove potrà utilizzare l'enorme fortuna ereditata senza problemi. 

Il cadavere di pescatore trascinato sulla riva di un fiume arriva al momento giusto. Stefano lo veste con gli abiti del figlio che terrorizzato resta colpito dal sangue freddo con cui il genitore si destreggia nella situazione. Il cadavere ha il visto sfigurato così che nessuno sospetterà niente e tutti penseranno che il giovane Garian si sia suicidato per la disperazione. Ginko continua a dubitare e setacciando il sentiero che dalla villa Mart porta alla stazione scopre il frammento di una cartina della zona. 

Arriva fino alla locanda di Susanna dove per coincidenza Stefano Garian aveva mandato suo figlio Gustavo in cerca di un marinaio poco di buono, noto come nostromo Clark, per imbarcarsi. Il suo apparire scuote le persone, tutte pregiudicate. Ne nasce una rissa per permettere a Clark di fuggire ma Ginko nota Gustavo nonostante abbia una barba finta datagli dal padre e lo segue quando dal caos sbuca fuori fino all'albergo dove é con il padre. 

Nel tentativo di frugare nella camera in cerca di prove, viene affrontato da dietro da un uomo vestito di nero che lo minaccia con un pugnale. E' Diabolik che così fa la sua apparizione nella storia. Ginko sospettava che in qualche modo il re del terrore centrasse con gli eventi di villa Mart e ora ha capito che lui si è sostituito a Stefano Garian. 

Di lì a poco riesce ad avvicinare Gustavo e gli spiega che lui non è responsabile della morte della marchesa ma che per ora non può dirgli di più. L'importante è che non riveli la circostanza a suo padre. Stefano gli ha fatto firmare un documento che gli conferisce delega per la gestione della sua eredità. Diabolik/Garian potrà rubare il denaro, che è il suo vero ed effettivo obiettivo.

L'attenzione si sposta Clelia Garian, la quale dopo molti mesi sembra guarita dalla sua follia. Ai medici ha sempre detto che un figuro vestito di nero ha ucciso il marito per poi prendere il suo posto indossando davanti ai suoi occhi una maschera con le sembianze di Stefano. Il giorno in cui un luminare della psichiatria arriva dalla Svezia, Grimm, su invito del suo medico curante, Moret, per visitarla e constatare come sia guarita dalle sue ossessioni, cade di nuovo preda dei suoi deliri. 

Quando Grimm si toglie gli occhiali, Clelia riconosce quelli di Diabolik e si abbandona ad urla terribili. Lo svedese era in effetti Diabolik andato lì con quello scopo, ovvero far ripiombare di nuovo la Garian nel cupo terrore che l'ha condotta in manicomio. L'importante è che non esca per salvare suo figlio Gustavo. La donna prima della visita aveva consegnato un biglietto ad una infermiera, Elisabet Gay detta Tina, per farlo arrivare a Gustavo. In cambio di quel favore, poiché la corrispondenza doveva passare per la direzione del centro, le regala un prezioso anello.

La bella infermiera non passa inosservata a Diabolik che nei panni di Grimm se ne infatua e decide di corteggiarla. Assume così l'identità di Walter Dorian e la attende alla sua uscita dal centro mentale per fare conoscenza con lei. La ragazza colpita dai modi di alto lignaggio che Diabolik conosce perde la testa per lui e quando il re del terrore nota l'anello della ragazza sospetta che qualcuno glielo abbia dato per qualche motivo. Dopo averla narcotizzata, fruga nella sua casa e trova il biglietto che la Garian le aveva dato per farlo recapitare al figlio Gustavo. 

Intanto, Ginko passa all'azione: grazie a un bambino di nome Toni a cui ha dato incarico di spiare Stefano Garian nei suoi spostamenti dall'albergo dove si trova con il figlio, scova il luogo dove Diabolik ha posto il suo rifugio. Qui infatti rinviene tutte le maschere usate dal criminale fino a quel momento, le prove di cui aveva bisogno per la sua teoria. Diabolik sta per rientrare in quel momento e ne nasce un grande inseguimento lungo le strade cittadine.

Diabolik finisce fuori strada e sbatte contro un albero. Ginko si precipita fuori dalla sua auto ma di Diabolik non c'è traccia. Davanti a lui si ergono spaventapasseri di un campo. Il poliziotto per la rabbia esplode una serie di colpi verso di loro, così per togliersi dalla testa l'idea folle che il criminale si sia nascosto in uno di essi. Diabolik se la cava per pura fortuna poiché alcuni proiettili lo colpiscono alla spalla. Quando torna da Elisabet con il braccio fasciato le rivela che vuole sposarla ma nel frattempo si recheranno presso una villetta nelle vicinanze per stare tranquilli.

Intanto a villa Mart tutto é stato chiarito. Clelia Garian viene liberata dal manicomio e il figlio Gustavo, a cui viene rivelato che il padre è stato ucciso molti mesi prima da Diabolik, che aveva preso il suo posto negli ultimi mesi durante quelle terribili vicende, deve però prendere atto che la sua eredità non è stata salvata. Diabolik è riuscito a farsi trasferire la sua immensa fortuna pari a 300 milioni. Una storia molto diversa da tutte quelle che seguiranno negli anni successivi con un Diabolik talmente spietato da non essere più replicato nella medesima ferocia.