In questi giorni uno youtuber che parla di fumetti ha dedicato molto spazio al bilancio della Bonelli depositato il mese scorso e di cui noi abbiamo parlato qui. Nei video sviscera dati già risaputi e analizzati per trarne scialbe conclusioni del tutto personali e lontane da una analisi professionale di base. Uno dei punti più interessanti è quello sul quale focalizziamo i nostri articoli, ovvero il futuro della casa editrice entro i prossimi cinque anni quando si calcola che spariranno tutte o quasi le edicole dal territorio nazionale. Il 95% delle entrate della Bonelli è infatti legato alla vendita nel circuito delle edicole. Di qui la domanda: senza più edicole come faranno a vendere i loro fumetti? La risposta più ovvia consisterebbe in quella di sfruttare gli altri canali di vendita (come gli store digitali tipo Amazon o altri) ma qui sorge un problema. La gran parte dei lettori Bonelli è anziana e imporre nuove abitudini ai vecchietti ultrasettantenni rischia di trasformarsi in una impresa titanica.
Qualche sforzo volto a diversificare in altri canali di vendita la distribuzione dei fumetti è stato compiuto ma senza quella energia derivata dalla prospettiva di non avere alternative (come ad esempio gli abbonamenti). Sembra quasi che la Bonelli Editore speri di superare in qualche modo questa crisi aiutandosi nel frattempo con gli aumenti dei prezzi per salvare i bilanci annuali. Finora gli è andata bene ma a furia di aumentare il prezzo di copertina si rischia di assottigliare il parco lettori abituale che compra i loro fumetti. Rispetto al 2024 la Bonelli ha venduto nel 2025 ben 300.000 fumetti in meno (scendendo da 5.300.000 copie a 5.000.000 di copie tondi tondi). Ora si parla di un nuovo aumento che dovrebbe arrivare tra la fine dell'anno e l'inizio del 2027 e che dovrebbe portare il prezzo di Tex e soci dagli attuali 5,80 euro a 6,70 euro. E' probabile che questa mossa disperata riuscirà a salvare anche il bilancio di quest'anno ma al prezzo di un ulteriore calo delle vendite generali.La scomparsa dei punti vendita non è il solo problema della Bonelli. Ce n'è un altro ancora più grave che rischia di produrre effetti devastanti, vale a dire il calo qualitativo costante delle storie. Negli anni la casa editrice di via Buonarroti non è stata in grado di attuare un ricambio del suo parco autori, puntando sempre sugli stessi nomi, oggi stravecchi, che sono passati di flop in flop ma che il loro sistema di propaganda descrive come grandi scrittori, quando in realtà, per i risultati portati a bilancio, si sono dimostrati degli incapaci. Quindi, prima ancora che scoraggiati dalla scomparsa delle edicole, i lettori stanno mollando la Bonelli per inconsistenza qualitativa dei suoi prodotti. Prendiamo il caso di Tex. Sono anni che è in calo di vendite, ma solo quest'anno è stata presa la decisione di cambiare curatore (in realtà, stando alle loro dichiarazioni ufficiali sembra che sia stato il curatore ad andare via ma credere a questa ricostruzione è davvero difficile per non dire impossibile).
Il nuovo curatore è il braccio destro del precedente e ha già fatto capire che non cambierà niente nella impostazione del personaggio. E la stessa cosa è avvenuta in Zagor, mentre con Dylan Dog, dopo il decennio deludente della gestione Recchioni si è passati ad una autrice che lavorava sotto la sua direzione e che anche all'epoca era contestata vivacemente. Alla origine di questi apparenti errori vi è la falsa convinzione avvertita dai dirigenti della casa editrice che i personaggi vadano avanti a prescindere da chi se ne occupa. Se una tale valutazione poteva essere realistica una trentina di anni fa, ora non è più attuale dato che i personaggi proprio a causa del calo delle vendite risultano svalutati nell'attenzione e chi è rimasto in sella guarda con attenzione a chi scrive e disegna le varie storie per valutare se conviene ancora comprare albi di Tex, Zagor e altri. Con sempre meno persone disposte a comprare i loro albi e con sempre meno punti vendita in cui distribuirli, l'editore milanese potrebbe entro i prossimi cinque anni o prima decidere di chiudere o vendere i diritti di Tex e soci ad altri editori con una maggiore propensione ad investire nel loro sviluppo futuro.

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