Che la Bonelli non fosse un'isola felice si sapeva già ma che i suoi fumettisti si lanciassero frecciatine pesanti sui forum un po' meno, ma si sa, i tempi sono duri, la stessa Bonelli ha serie difficoltà a mantenere i rapporti con tante persone e chi è riuscito a rimanere dentro difende il suo fortino con le unghie e con i denti. Ma cosa è successo di preciso? La storia di Dylan Dog di luglio dal titolo Harlech Asylum di Marco Nucci e di Barbara Baraldi, che è anche la curatrice della collana con i disegni di Paolo Martinello ha presentato molte somiglianze con una nota storia di Batman di Brian Talbot ospitata sui nn. 39 e 40 della storica collana Batman: Legends of the Dark Knight. Fin qui niente di strano.
Dylan Dog è noto per presentare citazioni e omaggi di altre opere e/o serie. Nel mondo del fumetto, si sa, è vietato dire che la gente copia, ma la realtà è che tutti copiano tutti. Insomma, alla fine tutti ci guadagnano e nessuno parla in quanto sarebbe come rompere il giocattolo. I lettori però se ne fregano di questo logiche interne al mondo del fumetto e quando una storia è fin troppo simile ad una che hanno già letto, diviene naturale metterlo in evidenza. La discussione è stata accesa sul forum di Comicus sia su quello di Nathan Never, dove scrive Adriano Barone, autore attivo presso la Bonelli, quindi un collega degli autori della storia di Dylan Dog. Ciò tuttavia non gli ha impedito di dire ciò che pensa.Il 19 luglio 2026, messaggio delle 21.11, Adriano Barone ha scritto: In realtà la trama è identica a quella di "Mask" di Bryan Talbot, apparso sui numeri 39 e 40 di "Legends of the Dark Knight" nel '92. Speravo che la trama prendesse una piega leggermente diversa, ma a parte un finto plot twist, è identica. Certi sceneggiatori copiano grandi storie dai comicbook USA, ma visto che la cultura fumettistica media di certi lettori è sottozero, questi passano per geni. Mah. Il riferimento di Barone è agli scrittori della storia di Dylan Dog, tra cui, come detto, la stessa curatrice della collana. Il pensiero di Barone è chiaro: visto che la grande parte dei lettori è ignorante, nessuno si è accorto della bella copia. Chissà cosa avranno pensato i diretti interessati.

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