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lunedì 19 gennaio 2026

Fine della Bonelli: "nuovi particolari"

Il nostro pezzo sulla crisi della Sergio Bonelli Editore e su quella che potrebbe essere la sua probabile chiusura nel breve medio termine ha ottenuto un boom di visite, oltre 1.100 e minaccia di superare l'articolo sui dati di vendita aggiornati a fine 2025 della casa milanese, con oltre 1.200 visite, che potete leggere qui. Su vari gruppi sociali i nostri abituali hater schiumano rabbia e incredulità. Non è colpa loro e nemmeno dei loro modesti mezzi culturali. 

Per anni hanno creduto alle parole scritte da articolisti di siti lecchini che descrivevano ogni aspetto della Bonelli in termini entusiastici, ma non realistici. Una "visione" della realtà che cozzava con i crolli di vendite che risultavano dai vari bilanci ufficiali. E in queste ore sono emersi nuovi particolari di una vicenda che, si ribadisce, non ci stupisce se non per il fatto che per l'ennesima volta in Bonelli sono stati poco attenti alla comunicazione con il pubblico.

Potevano pensare che dopo avere mandato varie mail di siluramenti a decine e decine dei loro fumettisti questi sarebbero corsi a piangere dai loro amici nelle community diffondendo dati e aspetti complicati dei loro interni che dovevano restare riservati. D'altronde, nessuno di loro ha mai firmato accordi di non divulgazione, quindi ognuno di loro, dopo essere stato mandato a quel Paese, si sente in dovere di spiattellare tutto ma proprio tutto. 

E sono venute fuori tante cosette di cui ora vi parleremo. In primis, il numero di questi siluramenti (non è corretto parlare di licenziamenti perché nessuno nella Bonelli è mai stato così "stupidotto" da assumerli con veri contratti come si fa nel mondo del lavoro vero): si parla di 80 e più persone (come riferito da un utente di Comicus). Forse il numero è più alto considerando quelli mandati via mesi fa ma fa poca differenza: ciò che ha pesato è la corsa attuale.

Ad un certo punto, è stato deciso di accelerare il processo e mandarli via in massa ponendo fine a quel sistema non proprio salutare per cui credevano di campare lavorando a ritmi bassi e incassare cifre buone perché, a loro dire, a Milano i soldi li "hanno" e vendono parecchio. Gente che per finire una storia di 96 pagine impiegava più di un anno e pagata parecchio (una tavola di Tex poteva "fruttare" a costoro anche 400-500 euro), ma ora il circolo si è chiuso.

Gente che sentendosi con le spalle forti andava sui social e community varie e insultava chi elevava critiche e senza sapere che così facendo hanno contribuito alla disfatta. Di nomi sono stati fatti. Fabrizio Russo, un artista di Zagor, è stato mandato via senza tanti riguardi e così anche Mauro Laurenti, uno dei più noti autori dello Spirito con la scure. E molti ormai si sono conviti che Zagor potrebbe chiudere a breve (in realtà, non abbiamo avuto segnali di tal tipo).

Un "altro nome" che è emerso con novità è Gigi Simeoni, quello della storia di Dylan Dog n. 339 dal titolo Anarchia nel Regno Unito. In un post su FB riportato su Comicus ha parlato di come gli andava bene quando c'era Sergio e di come pagava bene. Eh, ma quelli erano altri tempi... quelli del nun ce rompete di Sclavi, tempi di scelte sbagliate che ora presentano il conto. Perché di errori Sergio Bonelli ne ha fatti una caterva. E ora il Simeoni è preoccupato.

Pensa al suo presente nel quale dovrà adattarsi alla nuova realtà, in cui i lauti compensi di Sergio non ci sono più e in cui una casa editrice, la "Bonelli", non ha nemmeno più la forza di spedirgli gli albi che lui ha realizzato, albi che deve comprarsi a sue spese in un'edicola (sempre che ne trovi una ancora aperta). Ora quello che gli faremmo notare è: scusa Gigi, ma tu davvero pensavi che quel sistema in se sbagliato e esagerato potesse andare avanti per molto?

Ora ti lamenti che devi spendere 5,80 euro per comprare gli albi che hai scritto e magari ora ti rendi conto di com'è difficile per un lettore pagare un prezzo esagerato per un prodotto che dovrebbe costare di meno. Poi chiude il post dicendo che se Sergio fosse ancora qui farebbe fare il giro del civico dove è ubicato l'editore a Milano a calci nel culo. Ne sei davvero sicuro, Gigi? O magari oggi Sergio Bonelli farebbe esattamente quello che Airoldi e Masiero fanno?

Suvvia, non siamo "ingenui". Chi ha conosciuto Sergio dal lato degli autori ben pagati non può certo concordare con la visione di chi ha conosciuto la medesima persona come coriaceo concorrente. Che deve dire oggi Max Bunker, ad esempio, che si lamentava del fatto che Sergio Bonelli gli metteva sovente i bastoni tra le ruote? Non divaghiamo perché i fumettisti che oggi sono stati "mandati via" forse dovevano essere mandati via tempo fa, prima del crac.

In Bonelli li hanno sopportati per anni e anni, nonostante i flop, ma ora non si può più andare avanti così ed è arrivata la parola basta. Ora non hanno più la forza di dire nun ce rompete... a proposito, come starà prendendo questi lauti sviluppi Sclavi? Avranno mandato una mail anche a lui forse dicendogli che d'ora in avanti avrà royalties ancora più basse per un "Dylan Dog", che in Bonelli non sanno se val la pena ancora continuare a mandare in stampa?

E i creatori di Nathan Never che presto potrebbero dover trovare un nuovo lido per pubblicare il loro agente Alfa. Marcello Toninelli sul suo "blog" è convinto che la Bonelli potrebbe fare qualche annuncio ufficiale in questi giorni. Ma sarà difficile e poi cosa dovrebbe dire la Bonelli se non qualcosa tipo: oh, non siete "felici"? Abbiamo mandato via coloro che avete sempre criticato. Ok, però lo avete fatto tardi. Dylan Dog si poteva salvare e bastava mandare via Recchioni prima. Stessa cosa per Boselli su Tex.

E mettiamoci Moreno Burattini su Zagor. Avete cambiato quando ormai era tardi. In queste ore non manca qualche youtuber molto lecchino che sta cercando di giustificare la situazione con cose tipo, ok ve lo potevate aspettare, il mondo va così, la Bonelli sta facendo cose normali e altre amenità e c'è chi invece è rimasto incazzato, percependo quella realtà che noi abbiamo cercato di far emergere ma che molti hanno avuto interesse a nascondere bene.

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