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Come vi abbiamo anticipato in questo pezzo, dopo che è uscita la notizia che la Bonelli ha mandato via "in massa" decine di fumettisti, invitandoli a cercare un posto presso altri editori (per dire, in sostanza, che il rapporto con loro è finito per sempre) sono uscite le prime reazioni forti di costoro e non c'erano poi dubbi che sarebbero state tali. Nomi importanti, quali quelli di Fabrizio Russo e Mauro Laurenti, rispettivamente disegnatore e autore di Zagor.

E oggi è spuntato fuori anche Roberto Recchioni, noto ex curatore di Dylan Dog, anche se non è chiaro se anche lui ha ricevuto la famosa mail. Il suo intervento è apparso su Comicus ma contiene oltre alla ovvia difesa dei progetti su cui ha lavorato, anche considerazioni inutili, che poco o niente aggiungono all'economia del discorso, ma che però ci sembra opportuno riportarvi. Sostiene che i problemi attuali erano già presenti all'epoca di Sergio Bonelli.

E ciò si è sempre saputo, poi dice due cose controverse: ovvero che c'erano troppi fumetti allora in produzione, costavano troppo poco rispetto ai costi di produzione e i compensi per gli autori erano troppo alti. Ok, ciò significa che all'epoca avrà detto alla dirigenza una cosa tipo: "eh, mi state pagando troppo, perché non mi pagate di meno visto che avete costi di produzione alti per le vendite?" ma ci pare difficile che abbia fatto una cosa simile. 

Sostiene poi che le opere prodotte non erano in sintonia con il pubblico e qui cascano le braccia: anche lui scriveva per la Bonelli a quel tempo, quindi anche lui ha prodotto consapevolmente opere non in sintonia con il pubblico? Il fatto spiegherebbe perché anche ciò che ha prodotto non ha funzionato ed è stato un flop. Poi come spesso capita, cade in contraddizione. Dice che la testata di Orfani da lui ideata è andata bene. Era in sintonia con il pubblico?

In realtà, Orfani fu molto criticata, il n. 1 vendette 49.000 copie e dopo qualche mese le vendite erano già crollate a 29.000 copie. Resistettero per un quinquennio e chiusero con la sesta mini-stagione con vendite sotto 10.000 copie. Quindi, Orfani non andò bene e da allora non è stata più riproposta o ristampata dalla casa editrice. Poi ha parlato della sua gestione di Dylan Dog, altro flop clamoroso con vendite in continuo calo e ancora oggi in calo costante. 

Quando assunse la cura editoriale della collana, le vendite medie erano di 130.000 copie nel 2013 ma un anno dopo erano crollate a 112.000 copie. Nel 2012, due anni prima, con Gualdoni curatore erano a 140.000 copie. Nel 2023, ultimo anno della sua gestione, stando a dei dati ufficiosi, erano scese a 48.000 e ora con la nuova curatrice Baraldi siamo sulle 40.000. Non si esclude che Bonelli proponga a Sclavi di cercarsi un altro editore per pubblicare DD.

Ha citato Dragonero di Vietti e Enoch come novità per fronteggiare la crisi, ma anche qui il flop è giunto. Secondo dati ufficiosi, la serie oggi gira sulle 11.000 copie (troppo poco per andare avanti ancora per molto, tanto che da più parti si parla di crac). Anche Vietti e Enoch porteranno il loro personaggio altrove? Nel suo discorso autodifensivo, Recchioni sostiene che se la Bonelli avesse seguito lui le cose sarebbero andate meglio. Ma non è così. 

Piuttosto è dalla evidenza dei flop di Orfani, Dragonero e gestione di Dylan Dog che la Bonelli ha bene pensato di cambiare direzione benché continuando a sbagliare dato che dovevano porre fine a quei progetti prima poiché ciò avrebbe permesso di prendere in mano una situazione ancora reversibile e non solo terminale come oggi. Poi fa l'elenco dei problemi che tutti sanno, come la progressiva scomparsa delle edicole che schiaccia la casa editrice.

Poi conclude sostenendo che tale situazione odierna era prevedibile, ma non ammette che anche i suoi flop, così come quelli di altri fumettisti (pensiamo ai flop di Saguaro, Adam Wild, 4 Hoods, ai rilanci falliti di Martin Mystère, Nathan Never e Zagor) hanno contribuito a tutto ciò. Dice che non sa se esiste una soluzione. Noi invece la soluzione l'abbiamo sempre indicata ma in Bonelli non hanno voluto ascoltare: dovevano cioè già allora mandare via tutti.

Dovevano ricominciare con nuovi autori e basi innovative, sganciandosi dalla narrazione dominante di regime che produceva e produce tuttora opere non in sintonia con i gusti del vario pubblico. In una intervista di Repubblica del 2014 Recchioni disse Così uccideremo Dylan Dog, beh si può dire che alla fine (ma non nel senso che diceva lui) ci è riuscito. Solo che lo hanno ucciso come forza di prodotto editoriale e non come intendeva far lui per farlo risorgere dalle ceneri con la sua gestione controversa.

Posted by at gennaio 20, 2026
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