Dopo giorni in cui si è discusso dell'ennesimo capitolo della crisi della Sergio Bonelli Editore, con noti fumettisti usciti infine allo scoperto (era ora che molti di loro rompessero il muro di omertoso compiacimento nei confronti della casa di via Buonarroti), i diretti interessati cioè la Bonelli han preso posizione sulla questione con un breve e scarno comunicato contenuto stranamente nella newsletter che inviano a chi è iscritto al loro sito ufficiale: la notizia della nostra morte è fortemente esagerata, parafrasando Mark Twain.
Cos'altro potevano dire? Il fatto stesso che abbiano preso una posizione sulla questione già dice molto e rivela che la situazione della casa editrice resta grave. In primis, perché dai bilanci emerge palese che in quattro anni hanno visto dimezzare le loro vendite e nella loro lunga storia tutto ciò non era mai successo. In secundis, non possono certo dire che i fumettisti che hanno mandato via e che hanno messo tutto fuori, fossero dei bugiardi. Ognuno di loro, poiché non fa più parte della casa bonelliana si è sentito in dovere di parlarne. E chi potrebbe biasimarli per questo, del resto?Negare la crisi non possono e loro stessi sono consapevoli del fatto di essere stati costretti ad aumentare il prezzo delle loro collane due volte negli ultimi quattro anni e pare che un nuovo aumento ci sarà alla fine del 2026 od all'inizio del prossimo. Hanno ridotto il numero di pagine di alcune loro collane tra quelle più critiche e non è mai stato negato che per alcune serie vi sia una sovrapproduzione. Per di più, diversi fumettisti hanno svelato come funzionano le posizioni di potere all'interno della casa editrice con curatori che hanno accentrato tutto intorno a se e alla loro cerchia.
In tal modo togliendo spazio agli altri e come ha avuto cura di precisare Gigi Simeoni con grandi difficoltà per dei nuovi progetti. Quindi, si può dire che le macroaree a cui ha fatto riferimento Recchioni, abbiamo di fatto impedito alla casa editrice di evolvere e al contempo l'abbiano schiacciata su un modo superato di fare fumetto. Lo stesso M. Boselli del resto ha affermato nel suo sfogo che la regola in Bonelli per scrivere Tex è leggere storie del personaggio uscite 60 anni fa per GLB e su quelle costruire le nuove storie. Capito???
Ma ci rendiamo conto? Come può un editore su queste basi pensare di avere un futuro che non sia quello di vendere roba vecchia a dei vecchi? Oggi alla Bonelli non resta che l'ironia con cui hanno risposto e preso posizione sulla crisi da loro non negata, anzi dobbiamo ringraziare il Boselli per averci confermato che il loro modo di scrivere Tex si basa su storie di 60 anni fa? Voi ve lo immaginereste un editor di casa Marvel che chiedesse ad un fumettista di fare storie di Spider-Man come Stan Lee 60 anni fa? No, eh. Infatti è per questo che oggi nessuno si azzarda ad avvicinarsi a Tex.
C'è da dire che in rete pochi si sono dimostrati dispiaciuti per questa situazione della Bonelli e che anzi in molti siano addirittura felici. Perché tutto questo astio? In realtà, non si tratta di avversione ma della risposta giustificata al modo di comunicare che l'editore e i suoi autori hanno mantenuto nel corso degli anni e che si può riassumere in un rifiuto di confutare le critiche dei lettori. Un editore che permette a uno come Sclavi di mandare a quel Paese i lettori, non può lamentarsi se oggi in tanti sono felici dei loro problemi. Nel mondo virtuale non ci si può permettere d'esser antipatici.

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