Che sta accadendo in Sergio Bonelli Editore? Si respira aria di disarmo, di messa in chiusura di tanti rapporti con tanti fumettisti, di possibili chiusure di testate e/o riduzioni del numero di albi collegati a Tex, Dylan Dog e Zagor. La Bonelli sta chiudendo, quindi? Stanno facendo le grandi pulizie per mettersi il vestito buono in vista di una possibile cessione? Stanno solo riorganizzando il sistema dopo avere preso atto che l'immagine della casa editrice popolare di massa non è più rispondente ai tempi che necessitano di una riduzione significativa?
In primis, il dato certo, ovvero la "cessazione" del rapporto che la Bonelli ha imposto ad un nuovo elevato di fumettisti. Si parla di un numero che oscilla tra 50 e 80 persone. C'è chi ha sostenuto che non è vero perché a suo dire, stando all'interno della casa editrice, non ha sentito nulla, non gli hanno detto niente e i suoi colleghi non gli hanno fatto presente niente di tutto questo. A parte il fatto che questa gente mente con una facilità estrema, non è che se l'editore manda diverse decine di mail tutti ne devono venire a conoscenza.
Era prevedibile, questo no? Questa gente è unita quando si tratta di difendere il piatto dove mangiano e quindi chi prima osava criticare la casa editrice o i loro lavori si beccava insulti, sberleffi e perfino minacce. Quando poi la situazione è cambiata, ecco che la prima cosa che hanno fatto è stata di andare dai loro amici gestori di siti, di community e social e spifferare tutto: "sai, dopo tanti anni di lavoro e fedeltà, mi hanno sbattuto fuori con una mail! Eh, ma quando c'era Sergio era tutto diverso. Ora devo trovarmi un altro editore".
Non è però da escludere che altre chiusure di rapporti avverranno a breve medio termine. Usiamo questa espressione, ovvero chiusura di rapporti, perché uno di questi soggetti in mala fede si è incazzato perché nel video si è parlato di licenziamenti mentre tutti sanno che la Bonelli con scrittori e disegnatori ha rapporti di collaborazione per singoli progetti o serie, nulla di indefinito come un contratto a tempo indeterminato quale può essere quello di un curatore o un dirigente (pagati sia per tale attività che storie che si autoapprovano!).
Capito come funziona? Ecco perché Simeoni uscendo allo scoperto ha - scusate il gioco di parole - scoperchiato tutto lamentandosi del fatto che queste persone, in particolare quelli della cerchia interna, pigliano soldi da più parti e non si fanno da parte! No, stanno lì, seduti comodi a scrivere mentre loro devono farsi in quattro per farsi approvare un progetto che magari è meglio delle loro ammuffite storie realizzate con criteri vecchi di decenni. Stanno lì e restano lì anche se sono stravecchi, hanno più di 70 anni e tolgono aria ai giovani.
Due nomi su tutti: Castelli e Manfredi hanno continuato ad operare nella Bonelli scrivendo storie fino alla fine e hanno smesso e cioè solo quando la loro esistenza in vita è venuta a cessare (forse per cause legate agli effetti avversi dei sieri dato che l'extramortalità globale ha colpito duro anche il settore del fumetto sia in Italia che all'estero). Non che chi vuole scrivere anche se stravecchio non debba farlo, ma forse l'editore dovrebbe dare spazio ai giovani se non altro per produrre storie scritte con principi moderni.
M. Boselli ha preso la parola e dal suo fortino nel forum texiano ha risposto per le rime a Simeoni negando l'esistenza di un gruppo di tiranni che disprezza tutti gli altri. Peccato che poco dopo Recchioni ha detto la sua e oltre a difendere il suo operato come era prevedibile ha precisato che in Bonelli esistono macroaree di potere. E' chiaro che Recchioni ha parlato perché oggi lui dice di occuparsi di altro e non è più vincolato al riserbo su aspetti interni di cui non dovrebbe parlare (forse nemmeno oggi dopo tutto).
Ma lasciamo da parte le guerre bonelliane e bonelliani ed ex bonelliani battibeccare tra di loro e cerchiamo di capire cosa succede nella casa editrice. Sta per chiudere bottega? E' la prima cosa a cui si pensa dato che chiudere i rapporti con un numero di fumettisti ampio significa anche porre termine ai progetti non convenzionali (ovvero serie che oggi escono in libreria) perché non vendono una ceppa. Il dato medio ufficioso lo scorso anno parlava di 3.000 copie quando tutto va bene. E' chiaro che questi numeri non possono piacere.
Quindi, via tutti? Così pare. Sotto questo profilo, la Sergio Bonelli sta riducendo la propria macchina produttiva focalizzandosi su due piani, da un lato quello delle collane che ancora tirano benché dirette per il 90% solo a lettori vecchi prossimi alla scomparsa, quindi ad una fonte in via di rapido esaurimento, dall'altro bloccando la produzione di nuove storie in modo permanente, chiudendo con autori che negli anni hanno dimostrato la loro incapacità di portare i risultati promessi. L'avessero fatto anni fa quando lo dicevamo noi...
Se continuate così vi porteranno nell'abisso, era il principio su cui si fondava la nostra base critica. Basti pensare a come si sono chiuse le gestioni di Tex, Dylan Dog e Zagor. Quindi ciò che oggi emerge è un editore che sta riducendo il proprio apparato, tagliando i costi sulla base di un piano che prevede l'utilizzo delle storie già pronte (si è parlato di quattro anni di materiale da utilizzare, anche se forse in termini più realistici gli anni sono due o forse tre), magari per dirottarle in libreria e con una periodicità più allungata.
Sanno infatti che le edicole stanno finendo e nel giro di 2-3 anni rischiano di trovarsi senza sbocchi distributivi. Devono agire ora. Non è da escludere che cambiamenti nel quadro di comando alla Bonelli siano avvenuti negli ultimi tempi, anche se non ancora resi noti. Una nuova regia potrebbe infatti essere dietro l'accelerazione della chiusura dei rapporti degli ultimi giorni scatenando il panico tra i fumettisti colpiti dal repulisti. Forse molti di loro già sapevano ma non si aspettavano che sarebbe avvenuto tutto così rapidamente.
E questa è la prospettiva che più spaventa: non si può escludere che in seno alla famiglia Bonelli sia stata presa una decisione radicale sul futuro della loro attività editoriale e che il comando effettivo sia passato ad altri che ora sta attuando questa decisione. Il nuovo piano potrebbe essere quindi la succitata e descritta riduzione dell'apparato produttivo (non si esclude neppure che i cambi ai vertici delle direzioni di Tex, Dylan Dog e Zagor ne siano una parte) oppure la preparazione alla cessione. Una volta disse Burattini in una intervista che la Bonelli sarebbe andata avanti fino a quando la famiglia Bonelli avesse avuto una volontà di proseguire ma dopo Sergio è cambiato tutto e non in meglio purtroppo.
Ma cessione a chi? Un gruppo straniero? No, un gruppo italiano e i nomi che si fanno in giro da sempre sono Mondadori e Panini con la seconda in pole position. Per i pochi lettori che ancora seguono le vicende dei personaggi della Bonelli sarebbe un drammone. Se Panini metterà le mani sui diritti di Tex e Zagor (perché il resto sono frattaglie di nessun valore, anzi Sclavi e i creatori di Nathan Never verrebbero invitati a cercarsi un nuovo editore che li stampi), si avrebbero solo edizioni da libreria. Magari non subito ma nel breve periodo.
Chi si lamenta che oggi Tex costa 5,80 euro come reagirà domani se Tex sarà ospitato solo in volumi alla francese di 64 pagine a 20-25,00 euro l'uno? Perché se Panini o Mondadori mettono le mani su Tex e Zagor questo sarà lo scenario più logico. Infine, c'è la prospettiva più feroce ma anche la più ovvia: Bonelli sta per chiudere, magari non subito ma nel breve periodo si. Perché? Beh, come detto sopra, usando le parole di Burattini, potrebbe darsi che la Bonelli magari dietro consiglio di un saggio consulente o analista di mercato abbia preso atto che è finita, che non c'è più mercato, che le vendite continueranno a calare forte.
Se in quattro anni sono passati da 9 milioni a 5 milioni di copie tra quattro anni ancora con questo ritmo si ritroveranno a meno di un milione di copie di venduto (cioè molto meno di Diabolik che nel complesso ogni anno tra inediti e ristampe a 3 milioni di copie ci arriva). Si arriva così alla scelta drastica: continuare calando sempre di più o chiudere magari non subito ma nel giro di poco tempo? E perché non vendere subito allora? Perché chi è del settore sa che la Bonelli è una bagnarola che sta affondando e magari offrirà quattro soldi, magari aspettando che fallisca per prenderla per due soldi o un soldo solo.
Infatti, anche l'anno scorso si parlava di una trattativa volta a cedere l'azienda editrice alla Panini ma poi tutto si sarebbe arenato proprio a causa dei rapporti con tanti fumettisti che la Bonelli intrattiene. E' il caso di ricordare che quando la Panini prese le licenze (ma non i diritti) Disney sorse un contenzioso inerente proprio gli autori, che volevano continuare a mangiare nel nuovo piatto. I paninari invece avevano altre idee, eliminare la direttrice (poi vi riuscirono) e imporre le loro strategie (nel tempo diversi autori sono stati allontanati). E la trattativa potrebbe oggi essere stata ripresa dopo la cacciata di tanti sgraditi.
I paninari sono abituati ai ritmi produttivi americani e giapponesi e ai loro occhi uno che ci mette un anno per realizzare 96 tavole è una aberrazione. Va silurato senza pietà. Meglio uno che 64 tavole le produce in 3-4 mesi al massimo. Questo spiegherebbe perché a tanti è stato chiesto di accasarsi altrove già da subito per fargli comprendere che non saranno più chiamati né saranno chiamati da eventuali nuovi padroni. E questo fatto potrebbe anche spiegare perché in fretta e furia Boselli e Burattini se ne sono andati. Meglio cadere in piedi.

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