Una buona parte degli addetti ai lavori indipendenti, cioè quelli che non hanno rapporti in qualche modo con gli editori, sostengono che la Sergio Bonelli Editore sia in crisi per svariati motivi (livello sempre più scadente delle storie, incapacità dei loro autori di creare contenuti in linea con i gusti del pubblico, tendenza ad allinearsi al sistema della narrazione dominante imposto dal regime con la complicità dei grandi media per condizionare le masse, ecc.). Il risultato sono fumetti verso i quali il pubblico generalista non avverte alcuna necessità o bisogno di avvicinarsi.
La dimostrazione di questa grave crisi è data da ben due fattori: il costante calo delle vendite (negli ultimi cinque anni quasi dimezzate) registrato dai loro bilanci e l'incapacità acclarata di non riuscire ad invertire questa tendenza. Con vendite in costante calo non c'è futuro poiché si arriverà al punto in cui l'editore o dovrà drasticamente ridimensionare il suo volume produttivo per continuare ad operare nel mercato o dovrà chiudere i battenti, liquidando le attività magari attraverso la cessione dei diritti di Tex e soci ad altri editori. Questa non è una opinione, ma un dato di fatto ineludibile.Poi ci sono coloro per i quali la Bonelli non è in crisi, come lo youtuber del video che vedete sopra, che si prodiga in una lettura dei dati del bilancio dell'editore milanese secondo noi approssimativa e basata solo su alcune voci ignorando il contesto generale. Il tono è calmo e lento, come se ad ogni parola si cercasse in chi ascolta dall'altra parte cenni di conferma che il messaggio "la Bonelli non è in crisi" sia stato recepito. Poi quasi a contraddirsi aggiunge laconico: "ma ha cinque anni di tempo per cambiare"... ma se non è in crisi perché deve cambiare e perché deve farlo entro cinque anni?
Eh, mettiamoci d'accordo, no? In primis, riagganciamoci al mondo reale. La Bonelli è in crisi perché da decenni ormai registra dei cali nelle vendite e cosa ancora più grave, sconta da tempo gli effetti nefasti del mancato ricambio generazionale. Per dirla in breve, la Bonelli si aggrappa per la maggior parte del suo giro di affari sulle vendite di Tex a lettori che ogni anno diventano sempre più vecchi. Uno zoccolo duro destinato quindi a consumarsi mentre i tentativi di rilanciare gli altri personaggi, da Dylan Dog a Martin Mystère sono falliti tutti miseramente uno dopo l'altro.
Anche gli sforzi più di facciata che sul piano della concretezza di cercare di sfruttare i personaggi in tv e al cinema sono precipitati nel vuoto. L'ultima mazzata è arrivata con il bilancio depositato pochi giorni fa quando si è appreso che il progetto della serie tv su Dylan Dog è stato chiuso. Ma perché lo youtuber parla proprio di cinque anni? Molto semplice. Questo termine viene calcolato sul fatto che secondo previsioni degli analisti, si presume che entro cinque anni le edicole, come esercizio per la rivendita di giornali e riviste, scompaiano e senza più edicole la Bonelli si ritroverebbe nella chiara impossibilità di vendere i fumetti. Anche i tentativi di imporsi nel mercato delle librerie sono falliti.
Abbiamo dedicato un articolo a questo termine di cinque anni entro cui la Bonelli deve darsi una mossa analizzando la situazione difficile in cui si ritrova oggi l'editore milanese per le troppe scelte sbagliate e ancora oggi con scarsa attitudine ad ammettere la responsabilità dei propri errori. Che cosa fare dunque per salvare la Bonelli? Due cose molto semplici per le quali però occorre coraggio: azzerare il parco autori e puntare su nuove leve selezionate in base alle qualità effettive cioè vere dismettendo il sistema di scelta basato sulle segnalazioni di chi è già dentro; smettere di produrre contenuti in linea con il pensiero dominante che la massa disapprova. C'è il coraggio di fare questo?
Per ora sembra di no, benché il fatto stesso che anche youtuber vicini al mondo bonelliano (come chi ha rapporti diretti e personali con autori di cui si vanta di intervistare e conoscere) ammettano che è arrivato il tempo delle decisioni che non si possono più rimandare. Ci sono ben cinque anni di tempo per attuare un progetto di rilancio che al momento non esiste. Per ora in Bonelli si naviga a vista riducendo i costi, alzando i prezzi di copertina e cercando di mettere pezze dove possibile per evitare il crac. I tempi dell'arroganza alla nun ce rompete di Sclavi e degli autori che attaccano o insultano i fan sui social. Oggi la Bonelli non può permettersi di scontentare nemmeno un lettore.
Nel video sopra riportato vengono poi fatte delle affermazioni discutibili. Ad esempio, dice che la Bonelli ha un margine che gli altri se lo sognano, ma non spiega di quale margine si tratta. E ancora, dice che esclusa la Panini, tutti gli altri stanno peggio di Bonelli. Ma come, prima dice che la Bonelli non è in crisi poi ci pensa sopra e dice che gli altri stanno peggio? In realtà, vi sono editori che sono messi meglio della Bonelli, come la Astorina che con il suo Diabolik è l'unico editore che ogni anno conquista nuovi lettori giovani (fenomeno che in Bonelli non esiste da decenni) e negli ultimi cinque anni ha portato tre film sul grande schermo del personaggio (mentre la Bonelli sotto questo aspetto è passata dal flop gigante del film di Dampyr alla cancellazione della serie tv su Dylan Dog).
Poi conclude con una affermazione che da un punto di vista economico è anch'essa critica, quando sostiene che la Bonelli quest'anno ha avuto l'ardire, usando le sue parole, di non ridistribuire gli utili. Attenzione: la Bonelli è una società editrice e ha come obiettivo quello di generare utili per coloro che fungono come soci. Quando non ci sono utili da distribuire o si sceglie di non distribuirli significa che quell'anno i soci della società sono rimasti a bocca asciutta. Tutto ciò accade quando una società sceglie di autofinanziarsi, cioè prelevando dal suo stesso bilancio tutti o quasi gli utili generati o per irrobustire le riserve ove la situazione già oggi difficile dovesse complicarsi ancora di più. Quindi, a differenza di quanto sostenuto dallo youtuber, la scelta di non redistribuire gli utili non è positiva.
2 commenti:
L' unico modo che teoricamente avrebbero per tentare di invertire la tendenza è chiudere le testate ormai arrancanti (cioè quasi tutte) e tentare di fare uscire nuovi personaggi più moderni.
Ma evidentemente preferiscono spremere Tex fino allo stremo ed andare avanti finché ce n'è.
Si, in teoria dovrebbero chiudere Martin Mystère, Dampyr, Julia, Nathan Never e Dragonero, ma non possono poiché hanno ancora tante storie che i furbi curatori si sono autoapprovati per loro e per i loro amici. Chiudere queste collane adesso significherebbe perdere molti soldi.per cui si, grazie a Tex tengono su la baracca ma in questo momento ciò che assilla la dirigenza è la progressiva chiusura delle edicole.
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