giovedì 23 luglio 2026

Arriva il Dylan Dog edito dai comunisti

Svelato il mistero sulla storia di Dylan Dog che uscirà a tra breve sulla rivista La fine del mondo proposta dal quotiano comunista noto come il Manifesto. Si tratta di una storia di 32 pagine realizzata da Alessandro Baggi, probabilmente proveniente dalla riserva di storie della controversa rivista Color Fest di Dylan Dog. La pubblicazione sarà divisa in due parti, ognuna di 16 pagine, la seconda delle quali avverrà a fine agosto. La notizia ha destato molto scalpore tra i fan.

In un primo momento, in molti avevano pensato che si trattasse di una fake news. In Bonelli hanno per caso perso la testa? Farsi pubblicare da una rivista comunista? Ma non si sono accorti che il muro di Berlino è caduto nel 1989 e che il comunismo non esiste più? Più o meno erano questi i pensieri che sono frullati nella testa del mondo dylaniota del fumetto, già alle prese con la già soporifera gestione di Barbara Baraldi e del suo gruppo ristretto che riscrive le storie (a volte senza nemmeno consultare gli autori). 

Tutto è venuto a galla con il caso di Marco Galli che è stato costretto a disconoscere una sua storia che costei aveva riscritto). Ma ora la crisi di Dylan Dog, già molto accentuata dalla fallimentare gestione di Roberto Recchioni, precipita su un nuovo caso, Dylan Dog pubblicato dai comunisti! Un fatto increscioso non solamente per la sua parte ideologica (il comunismo è espressione di una dittatura che nel XX secolo ha provocato nel mondo oltre 100 milioni di morti), ma perché ora stampa su Dylan Dog una marca ideologica. 

Ora sarà facile dire: Chi? Dylan Dog? Il fumetto comunista? Ma perché, i comunisti esistono ancora? Purtroppo, viviamo in un'epoca in cui la propaganda del sistema occidentale ha riabilitato il nazismo (attraverso il sostegno al regime di Kiev di cui si serve per fare guerra alla Federazione Russa solo perché quest'ultima ha rifiutato i veleni dell'occidente masso-satanico). Per Dylan Dog tutto ciò è una catastrofe. Già da tempo giù nelle vendite (secondo dei dati ufficiosi, siamo sulle 38.000 copie) si rischia di cadere ancora di più.

4 commenti:

Gabri ha detto...

Ma che c'entra la politica?
La fine del mondo è una rivista di fumetti e pubblicheranno una storia di Dylan Dog, probabilmente una che gli avanzava dal Colore Fest, data la lunghezza.
Tutto qui.

Comix Archive ha detto...

In premessa va detto che la politica è strettamente collegata con il mondo del fumetto. L'arte delle nuvolette, se così la vogliamo definire, è un mezzo di espressione e come tale può canalizzare e/o veicolare anche idee o posizioni politiche molto nette e definite (a volte in modo più o meno marcato). Pensare che le storie dei fumetti a livello di contenuti siano estranee alle ideologie significa avere una comprensione del fumetto molto astratta e poco attenta. Tra l'altro, i quotidiani comunisti come il Manifesto inseriscono la loro ideologia ovunque. Se gli si fa notare che il comunismo è contro la libertà sotto ogni forma, a volte negano, a volte si limitano a dire che la loro visione del comunismo è lontana da quella marxista e amenità di questo tipo. Il comunismo in Italia ha prodotto danni molto gravi e ha ispirato anche organizzazioni terroristiche. Ancora oggi nei loro messaggi vi è un contenuto di aggressività e di mancato rispetto per chi ha posizioni o idee contro di loro. Benché sparuta minoranza tra le minoranze, il pericolo del comunismo non può essere certo sottaciuto così come quello del nazismo che il sedicente occidente democratico sta riproponendo in forme sempre più pericolose. E' davvero triste quindi che Dylan Dog abbia legato il suo nome a una rivista comunista. Per la Bonelli è un errore madornale.

Randolph Carter ha detto...

Il Manifesto del 2026 associato ai crimini del comunismo russo e cinese del XX secolo mi pare un po' esagerato.
È un quotidiano ideologizzato ma senza pulsioni antidemocratiche o violente.
Questa iniziativa editoriale mal che vada venderà pochi numeri e via, ma non sposterà di 1 cm la sorte di DD!

Comix Archive ha detto...

L'ideologia che osservano quelli del Manifesto, come di qualsiasi altro centro, entità od organo di stampa che si dichiara comunista, è sempre quella comunista. E non esiste un comunismo buono e uno cattivo o una "via italiana al comunismo" come qualcuno nel 1956 osò affermare per prendere le distanze dai fatti dell'Ungheria. Il comunismo in Italia non è mai stato applicato come politica attiva di governo ed è solo per questo che crimini come quelli dei Paesi dell'Ex Europa orientale non sono stati consumati. Altrimenti, l'Italia avrebbe visto gli stessi orrori.