In questo articolo abbiamo trattato della risposta fornita dalla Sergio Bonelli Editore alle voci di grave crisi in cui verserebbe l'azienda con il rischio di chiudere in tempi brevi. Più che una vera e propria risposta, una battuta non molto felice che ha generato ulteriori questioni. Il giornale Il Post ha voluto fare luce sulla faccenda intervistando il direttore editoriale della Bonelli, Michele Masiero, numero 2 di via Buonarroti.
Ecco quello che ha riferito Masiero: Abbiamo avvisato alcuni collaboratori, pochi, che il progetto su cui stanno lavorando in questo momento potrebbe essere l’ultimo, o che comunque dovranno restare fermi per un certo periodo.Pochi? Che significa esattamente pochi? Più o meno di dieci? I fumettisti che collaborano con la Bonelli sono centinaia e "pochi" potrebbe voler dire tutto e non voler dire niente. Inoltre, non viene detto se a breve o medio termine "altri collaboratori saranno avvisati in egual modo...".
L'intervistatore chiede lumi sulla situazione di crisi, ma Masiero glissa e sostiene che il termine utilizzato, ovvero "crisi", sarebbe improprio perché i bilanci societari sono in salute. Nessuno finora ha mai negato che i bilanci della Bonelli siano in buono stato, ma quello che è stato evidenziato riguarda la prospettiva perché le vendite, bilanci alla mano, sono scese del 50% (da 9 a 5 milioni di copie). Quindi, si. I bilanci sono per il momento in salute ma se le vendite continueranno a calare con questo ritmo, non lo saranno ancora per molto. Ma su questo Masiero non ha detto niente.
Anzi, ha continuato sostenendo che la attuale situazione della casa editrice sarebbe da definirsi in termini di fisiologico momento di contrazione che va avanti da tempo. Masiero qui ha misurato le parole, scegliendo quelle più eleganti ma la sostanza non cambia di molto. Una contrazione che va avanti da tempo nel mondo reale si chiama crisi nera e irreversibile.
Poi però è costretto ad ammettere che Negli ultimi 15 anni abbiamo dovuto chiudere alcune testate e ridurre la foliazione di molte altre per cercare un equilibrio tra il prezzo di copertina e il costo delle tavole. Senza questa razionalizzazione, la casa editrice sarebbe stata costretta a terminare molte altre pubblicazioni.
In realtà, la riduzione della foliazione è avvenuta solo negli ultimi 3-4 anni ma le sue parole sono la conferma di quello che spesso abbiamo spiegato, ovvero che le riduzioni del numero di pagine (e il progressivo aumento del prezzo di copertina) avevano lo scopo di evitare di chiudere molte serie. Ciò che spesso sia i fumettisti della Bonelli nelle loro esternazioni pubbliche e molti addetti ai lavori hanno sempre negato con determinazione.
Masiero ha poi smentito l’indiscrezione, spesso circolata negli ultimi mesi, di un tentativo di acquisizione da parte di Panini. Eh, ci mancava pure che confermasse! Se come sembra sarebbero in corso trattative in questo senso, nessuna delle parti ne parlerebbe, anzi smentirebbe seccamente. Sulla questione "acquisizione Bonelli da parte di Panini" abbiamo detto qui.
Poi Masiero si sofferma sulle ragioni della crisi e la attribuisce anche alla chiusura progressiva delle edicole. Ma anche qui arriva la conferma dei fallimenti delle strategie editoriali, poiché una azienda non può affidarsi per sempre a un unico circuito distributivo. Da molti anni ormai gli altri editori si sono aperti spazi nel mercato delle librerie, fumetterie e store online. La Bonelli, però, da questo punto di vista è rimasta ferma al palo.
Masiero conferma un'altra pesantissima indiscrezione filtrata in questi giorni: hanno storie in archivio per i prossimi cinque anni, specie per quanto riguarda Zagor e quindi ciò li ha spinti a interrompere le collaborazioni con diversi fumettisti. Anche qui però viene da chiedersi se la causa di questa sovrapproduzione non si addebitabile al potere eccessivo riconosciuto ai curatori che si sono autoapprovati tante storie (si pensi al 2026 di Zagor dominato quasi esclusivamente da Burattini).
Ma questa crisi o contrazione come l'ha definita Masiero, passerà? La sua risposta: È inutile foderarsi gli occhi, difficilmente vedremo una controtendenza o un miglioramento nei prossimi anni. In pratica si sono già arresi consapevoli del fatto che le riduzioni che stanno attuando non serviranno a migliorare la situazione. Anzi è molto probabile che il tutto peggiori in maniera non reversibile.
E chiude con una frase raggelante: la sua società si sente addosso una responsabilità, dato che siamo da molti anni un porto sicuro per centinaia di autori e interrompere le collaborazioni dal nostro punto di vista è una sconfitta e un cruccio. Per la prima volta usa la parola "sconfitta" ma anche se non lo avesse fatto, cosa cambiava?
Per anni in Bonelli si sono vantati di essere il top ma ora sono costretti a ridurre le collaborazioni e a mandare via collaboratori, a ridurre il numero delle pagine delle testate, ad aumentare il prezzo in modo costante... e sono consapevoli che nei prossimi anni le cose non andranno meglio. In parole povere, stanno tirando a campare, vanno avanti come possono ma non è da escludere che ad un certo punto, la famiglia Bonelli non decida di staccare la spina e vendere i diritti di Tex fino a che valgono qualcosa...

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