domenica 2 agosto 2026

Kriminal Anastatica n. 20: la recensione

Kriminal n. 20, uscito in origine il 15 luglio 1965 e proposto nell'omonimo numero della ristampa Kriminal Anastatica, si presenta subito bene. Il titolo, l'Isola dell'oblio, è evocativo e la cover di Corteggi promette bene. Magnus ai disegni fa un ottimo lavoro, tratto molto morbido, linee dure e molta abbondanza di neri per guadagnare tempo e tenere il ritmo dell'uscita settimanale. Lo stesso Bunker ai testi inizia bene con la giusta dose di suspense, poi rovina tutto verso metà dell'albo con un finale frettoloso salvato appena da un colpo a sorpresa che nessuno si sarebbe immaginato. 

Isola di Creno a due passi dalle scogliere di Dover, Kriminal si presenta truccato come Dan Coleman, commilitone di un certo Ted Grant morto in Vietnam, all'albergo Flora, l'unico del posto gestito dalla moglie di Grant, Alice e dal padre di costui, un paralitico. Lui ha un messaggio per la donna da parte del marito: lei deve rifarsi una vita e non piangere nel dolore. L'albergo è frequentato da tipi strani e loschi, alcuni dei quali fanno capo a un certo Mastino ed altri che hanno il medesimo scopo di Kriminal, trovare un malloppo che Ted Grant ha nascosto da qualche parte sull'isola. 

Come si può immaginare facilmente, Kriminal notando che la vedova Grant non è niente male, ci prova subito e se la scopa. Nelle storie di Bunker le donne sono quasi sempre moralmente corrotte, ovvero puttane, pronte a usare anche il loro corpo per raggiungere un obiettivo. In questo caso non poteva esserci una eccezione. Solo il suocero paralitico ha qualcosa da dire, notando che la moglie di suo figlio si è infilata nel letto del primo venuto. L'azione si fa serrata e la trama della vedovella viene ben presto abbandonata. Tutti gli aspiranti cercatori del tesoro si mettono all'opera e come si poteva immaginare finiscono per ammazzarsi a vicenda. 

Kriminal sembra l'unico rimasto in lizza o almeno sembra perché dopo avere trovato il tesoro, una sacca piena di dollari nel tronco cavo di un albero sulla costa dell'isola, si vede puntare una pistola dalla signora Grant che vuole per lei il tesoro. Ma in quel momento si materializza il colpo di scena bunkerista che salva una storia altrimenti pietosa. Il vecchio paralitico padre di Grant è lo stesso Ted Grant che si era mascherato come il genitore per tenere d'occhio la situazione. La sacca con i soldi altro non era che un colpo che un suo amico aveva messo a segno rubando le paghe dei soldati americani in Vietnam per celarli su quell'isola.

Kriminal affronta Grant ma nella concitazione della lotta, la moglie di costui gli spara uccidendolo per poi impazzire. Kriminal scappa con i soldi e si impadronisce di una lancia nelle vicinanze, ma la sfortuna lo perseguita perché quella barca era stata già catturata dagli uomini del commissario Milton ma almeno stavolta Kriminal riesca a fuggire con i soldi. La storia menziona il Vietnam, che in quel momento non aveva ancora raggiunto nella cronaca il clamore che avrebbe toccato negli anni successivi né era prevedibile che gli americani che volevano il controllo di quel Paese asiatico sarebbero usciti sconfitti. 

Tante le ingenuità di Bunker in questa storia. Non spiega come ha fatto Kriminal a sapere della storia di Ted Grant né come i soldi destinati a pagare i soldati americani inviati in Vietnam siano finiti su quell'isola abitata da quattro anime, né soprattutto come abbiano fatto gli altri a sapere di tutto ciò. L'unico accenno è dato dallo stesso Ted Grant che rivela che il suo amico aveva fatto il colpo senza dividere con un suo socio. Altro aspetto divertente è lo sforzo del curatore Davide Barzi di descrivere come un'opera di alta letteratura una storiella scritta male e sviluppata peggio. E quel Milton che appare alla fine pare quasi infilato a forza nella trama.

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