Anche Barbara Baraldi, curatrice delle serie di Dylan Dog, è intervenuta sullo scandalo scoppiato a seguito delle parole dello scrittore Marco Galli, il quale ha dichiarato che una sua storia, pubblicata sul Color Fest n. 57, sarebbe risultata rimaneggiata in gran parte dalla redazione bonelliana tanto da indurlo a "disconoscerla pubblicamente" sul suo profilo Facebook. Ne abbiamo parlato qui e qui. Nel video sotto, la Baraldi ha cercato di spiegare ma, nella sostanza, non ha fatto altro che confermare che esiste un sistema all'interno della casa editrice in cui le storie sono rimaneggiate.
Secondo la curatrice, gli autori conoscono questo sistema, firmano accordi e quindi sanno bene che ciò che producono sarà poi modificato per non andare in contraddizione con la linea editoriale del personaggio. Secondo noi, tutto ciò per uno scrittore deve essere davvero umiliante! A parte il fatto che un'opera appartiene a chi l'ha scritta, nel momento in cui l'autore acconsente a che mani di ignoti terzi, che poi nemmeno compaiono nei crediti della storia, riscrivano ciò che ha ideato, è come se tradisse se stesso e calpestasse la sua stessa dignità! Una cosa è che gli chiedano di fare delle modifiche e fin qui va bene, ma ciò che è successo a Galli (gli hanno in parte riscritto la storia senza che lui sapesse niente) è qualcosa di assolutamente allucinante.Nel video la Baraldi ha cercato di difendere questo sistema, che a nostro parere è indifendibile, con le giustificazioni più assurde. Ha parlato di prodotto seriale, che chiunque vi si cimenti deve allinearsi a un modello, ecc. Ma tutto ciò non cancella la gravità di ciò che è successo! Quello che a tale punto tutti vogliono sapere, come noi abbiamo già chiesto nell'articolo precedente, sono i nomi di chi è intervenuto sulla storia di Galli e chissà di quante altre storie. E' stata la Baraldi? Il suo vice curatore? Sono stati altri? I nomi di chi ha riscritto la storia dovrebbero essere indicati nei crediti per una elementare ragione di trasparenza e rispetto verso i lettori che pur pagando ignorano tutta questa dinamica.
E pensare che quando noi parlavamo di questo, pochi ci credevano. Molti ci attaccavano. Sostenevano che non era possibile che in casa Bonelli esistesse una cerchia interna di "riscrittori" di storie. Che gli autori avevano libertà, che pur scrivendo storie in accordo e secondo la ricca tradizione dei personaggi, nessuno avrebbe mai osato riscrivere. Al più avrebbe potuto suggerire o chiedere all'autore di fare delle modifiche (come avviene anche presso altri editori), però non una cosa del genere. Ora grazie al coraggio di Galli, tutto è venuto fuori e confermato dalla stessa curatrice, che parla di staff che si occupa delle storie. E così a maggior ragione, diteci i nomi di chi riscrive o rimaneggia le storie.
Qualche nome alla Baraldi è sfuggito. Al minuto 28:24, fa il nome di Savina Claudia Bonomi, che avrebbe letto la storia di Galli e segnalate le cose che, a suo dire, non andavano. Poi cita il nome di Gian Maria Contro, noto ex curatore della collana oggi chiusa Le Storie Cult, che secondo la curatrice, gli rilegge le storie che i suoi scrittori gli consegnano. La Baraldi poi ammette che anche lei fungeva da rilettrice di storie (forse si riferiva al periodo nel quale il curatore era Recchioni). Insomma, i nomi sono venuti fuori, ma perché non informare i lettori che oltre allo sceneggiatore ben altri hanno partecipato alla stesura finale? Forse si ha paura che questo sistema caotico incentivi le critiche?
Più avanti fa anche il nome di Busatta che rileggerebbe le storie della stessa Baraldi! Insomma, un vero e proprio caos in cui non si sa bene chi scrive, un sistema di cui nei crediti delle storie non vi è alcuna traccia. L'unico che ci mette la faccia alla fine è solo lo scrittore che deve sorbirsi le critiche del pubblico che gli intesta tutto ciò che a loro dire non va. E magari si tratta di aspetti non decisi dallo scrittore di turno, il quale però non può dire niente! Ad un certo punto verso il minuto 29:36 si parla di questo sistema che sarebbe scritto nei contratti! Prima di scrivere questo pezzo abbiamo chiesto a un ex autore della Bonelli se ciò fosse vero, almeno quando lui ci lavorava, ma la risposta è stata: no, non è vero niente. Nessuno firmerebbe cose così!
E come faranno in molti, poiché ci riesce difficile pensare che un lettore che finora ha creduto che alla penna vi fosse una certa persona, a cui magari intestava critiche oppure lodi oggi viene a sapere che dietro le storie si nasconde un gruppo misterioso di persone che nei crediti non compare. Il bello arriva al minuto 42:00 quando la Baraldi afferma che la Bonelli non tratta mai male nessuno. Però qualche settimana fa vari bonelliani sono usciti fuori dicendo invece che verso di loro sono stati tenuti comportamenti negativi (si può ricordare lo sfogo di Simeoni, per esempio). Quindi anche su questo punto tutto ciò che dice la Baraldi desta perplessità. Dopo tutto questo, per chi segue la testata di Dylan Dog sarà più difficile continuare a farlo.
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