Il caso Marco Galli, che ha pubblicamente disconosciuto una sua storia pubblicata su Dylan Dog Color Fest n. 57 (uscito pochi giorni fa) fa ancora discutere. Ne abbiamo parlato qui e al pezzo vi rimandiamo per i dettagli. Ciò che si può dire qui, senza tornare su argomenti già trattati, è che in parole povere, questo coraggioso autore, che forse è nuovo dell'ambiente bonelliano, si è lamentato che la sua storia è stata completamente stravolta rispetto alla versione che lui aveva consegnato alla casa editrice e sul cui contenuto si era, per così dire, accordato. E non l'ha presa bene.
Beh, di certo ha ragione poiché sebbene sia ben noto che in casa Bonelli mettono mano su testi e disegni, il fatto stesso che finora solo in pochi siano usciti allo scoperto sui social condannando questo modo di fare, non significa che tale condotta sia corretta e trasparente. Non corretta perché la storia può essere sì modificata perché la casa editrice gradisce cambiamenti, ma tutto ciò non può avvenire con il diretto interessato tenuto completamente all'oscuro della vicenda. Non trasparente perché la Bonelli nei crediti indica solo il nome dello scrittore e del curatore, ma non fa i nomi di quelli che modificano le storie (che la fanno franca).Se poi la storia proprio a causa di siffatti interventi risulta disastrosa, come è stato ritenuto su questo forum prima che Galli denunciasse tutto, non può essere solo l'autore a doverne rispondere ma sarebbe più corretto che fossero fatti i nomi di tutti quelli che hanno operato modifiche. Uno scrittore può dire al pubblico che critica: voi ve la prendete con me, ma sappiate che il sottoscritto non è l'autore di tali testi che avete letto. I miei erano molto diversi. Forse vi sarebbero piaciuti, chissà, ma sta di fatto che non potete prendervela con il sottoscritto perché gli autori dei testi che tanto vi hanno poco garbato sono altri.
La Bonelli, per bocca della curatrice della serie Barbara Baraldi, ha fornito una risposta. Come c'era da aspettarsi, la scrittrice, che ha sostituito il controverso Recchioni, ha spiegato che questo modo di fare è normale in Bonelli e che tutto è messo nero su bianco da dettagliati accordi che gli sceneggiatori firmano. Ok, però a questo punto sarebbe il caso di dare una occhiata a questi presunti accordi perché detta così, come ha spiegato la Baraldi, si può dire tutto e niente. Cosa dicono questi accordi di preciso? E poi come funzionano gli interventi di modifica? Sono tutti coordinati con gli scrittori? In che misura e/o quantità avvengono?
Poiché è logico pensare che Galli non è uno sprovveduto, che fosse al corrente di tutto ciò, che ha avallato i cambi, la sua reazione si può solo spiegare affermando che la Bonelli ha superato i limiti di tali poteri di intervento suscitando la veemente reazione dello scrittore. Da tutto questo la casa editrice non ci fa una bella figura perché lascia passare il messaggio che chi scrive davvero la storia nella versione finale che va in stampa resta occultato, mentre colui che è stato lo scrittore della prima stesura viene dato in pasto al pubblico che giustamente esercita il suo diritto di critica.
Quindi, fuori i nomi verrebbe da dire! Chi ha cambiato i testi originari di Galli? Il pubblico vuole sapere chi è o chi sono i veri autori delle storie presentate in edicola. Non è mancato chi ha difeso questo poco trasparente modo di fare. Adriano Barone, su un altro forum, ha reso le seguenti dichiarazioni sulla vicenda che qui vi proponiamo: Questa è la normalità. Se non va bene come si lavora in una casa editrice, non ci si lavora. Leggete di autori Marvel e DC che hanno avuto forti discussioni editoriali: abbandonavano la testata o la casa editrice. Vedremo se per coerenza anche l'autore in questione interromperà la collaborazione: altrimenti classico chiagni e fotti.
Al di là della espressione finale un po' colorita che forse riflette dinamiche personali, in casa Marvel e DC le cose non funzionano così. Non sono mancati casi di rotture tra autori ed editori, ma ciò è avvenuto per specifici contenuti. In casa Marvel e DC non esiste che i testi di uno scrittore siano riscritti da mani ignote i cui nomi restano celati al pubblico. Forse Barone è abituato a questo modo di fare che per lui è normale e allora viene spontaneo concludere che anche i suoi testi sono sempre stati modificati senza che il grande pubblico abbia mai conosciuto gli autori delle modifiche? Certo, non è una bella cosa a nostro parere.
Barone insiste e aggiunge: Posto che bisogna valutare l'entità dello stravolgimento, ribadisco che è la normalità e ribadisco che essere professionali significa capire il contesto in cui lavori. Ha voluto dire la sua. Giustamente? Mh. E' fortunato che in SBE a queste cose non ci si bada. Io non sono un editor, ma se lo fossi, se fai ste sparate pubbliche con me non lavori più. E in USA è così: se fosse successo a un autore Marvel o DC questo sceneggiatore in Marvel o DC avrebbe smesso di lavorare. Invece in SBE non succederà nulla. Ma sarebbe professionale anche capire che questa necessità di dire la qualunque sui social, ogni tanto (sicuramente da altre parti), si paga.
Qui Barone attacca Galli lasciando intendere che lui non è stato professionale. Afferma che è fortunato che in SBE non si badi a questi sfoghi social, che lui definisce delle sparate, aggiungendo che se fosse lui a decidere, caccerebbe via Galli! No, in casa Marvel e DC, come detto sopra, le cose non vanno così. Cerchiamo di non giustificare una modalità controversa e non trasparente facendola passare per la norma nel settore in generale. Essere professionali cosa significa in questo caso? Abbassare la testa, beccarsi le critiche del pubblico come se il vero e unico autore fosse il povero malcapitato scrittore che deve immolarsi mentre chi ha modificato i testi la passa liscia nascondendosi?
Ben vengano queste sparate e lode a Galli per il coraggio che ha avuto mentre chi finora non ha avuto gli attributi per denunciare una modalità poco trasparente nei rapporti con il pubblico dovrebbe fare la stessa cosa anziché prendere le difese di un sistema che finora non ha prodotto grandi risultati. Costui è operativo su Nathan Never, serie in netto declino e calo di consensi che stando a dati ufficiosi venderebbe all'incirca 10.000 copie. Un vero disastro. Forse questo flop dipende dal fatto che tante persone mettono mano alle storie e alla fine ne esce un prodotto criticato?
Lasciamo per adesso stare le difese aziendali che possono cambiare a seconda di come gira. Ovvero che fino a quando sono protetti e lavorano, tutto bene. Poi le cose cambiano e allora riscoprono gli attributi. Cosa dovrebbe fare oggi uno scrittore che lavora per tale Bonelli? Pretendere che nei crediti siano indicati anche i nomi di chi ha rimaneggiato la storia. E ciò sia per rispetto verso il proprio lavoro, sia per rispetto verso il pubblico che tira fuori i soldi e ha diritto di conoscere nomi e cognomi di chi scrive davvero tutto. In sostanza, uno scrittore dovrebbe dire: io ci metto la faccia ok. Ma anche voi dovete fare la stessa cosa! Fuori i nomi!

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