Chissà quante storie di Tex in Bonelli hanno nel cassetto e non sanno più come e dove proporre dato che ormai oltre la metà della loro produzione è di marca texiana. L'unico personaggio che vende ancora ed è in attivo è solo Aquila della Notte, questo deve essere chiaro in un momento in cui anche Dylan Dog, devastato dalla gestione Recchoni, è finito sotto la soglia di 50mila copie (attualmente dovrebbe vendere intorno alle 38.000 copie, tante ma rispetto alle 120.000 del 2013, fanno intendere quanto hanno perduto verso il pubblico). Il modo migliore di vendere Tex è in un n. 1 e anche in questo in Bonelli sono maestri.
Il 15 maggio infatti uscirà una nuova serie di Tex con storie inedite che sarà curata da Pasquale Ruju (forse l'unico vero scrittore texiano che hanno in Bonelli che non trita attributi dei lettori con spiegoni irritanti). Una storia che poteva essere contenuta in un texone o in un maxi senza problemi, ma in un nuovo numero 1 fa più scena, attira più interesse e può vendere molto di più. Un numero uno di Tex accende la fantasia dei lettori. Si tratta naturalmente di una nuova serie con periodicità annuale e quindi per leggere un nuovo numero di questa rivista che si intitola Tex la Leggenda, ci sarà da aspettare 12 mesi. E non costa nemmeno poco!Ogni albo sarà di 224 pagine e il prezzo per questa prima uscita sarà di 9,90 euro (c'è da pensare però che siccome è in arrivo un nuovo aumento di prezzo degli albi della Bonelli anche il n. 2 di questo Tex la Leggenda costerà molto di più e bisognerà aggiungere un paio di euro. Tutto sommato per una spesa annuale ci può anche stare, se non fosse che il lettore texiano medio cerca di comprare tutto quello che esce del suo personaggio preferito. Sicché il trattamento di spremitura a cui viene sottoposto il suo portafoglio sarà più intenso. Su questo potete scommettere.
Come hanno fatto in Bonelli a riempirsi di così tante storie? Si sa per ammissione degli stessi vertici che il problema é anche di Zagor. Anche qui però ciò che abbiamo sempre sostenuto e che cioè il potere "riconosciuto" ai curatori di approvare le storie ha riempito il cassetto della Bonelli di anni e anni di storie inedite è stato confermato di recente in una intervista di Masiero di cui abbiamo parlato qui. Se la Bonelli fosse stata una azienda gestita molto bene, una tale situazione non avrebbe mai dovuto verificarsi. Un editore organizzato programma in modo rigido la propria attività.
Bonelli non rientra in questa categoria. Nel 2016 la famiglia chiamò Simone Airoldi dalla Panini per rimettere in sesto un baraccone che già all'epoca scricchiolava. Il nuovo boss ha cercato di rendere la casa di via Buonarroti in un editore moderno ma si è scontrato con i feudi interni, ovvero quelle sacche di potere autogestito dei vari curatori che gli hanno messo i bastoni tra le ruote. E' probabile che ognuno di loro avrà tirato fuori carte antiche magari firmate da Sergio Bonelli e questo sistema che stava inghiottendo l'editore in una crisi profonda è rimasto tale. Masiero nella succitata intervista si è difeso dicendo che loro hanno fatto così per far lavorare la gente (cioè i loro vecchi)! Incredibile, eh?
Se lo avessimo scritto noi, sarebbero arrivate da subito le accuse di notizie inventate. Ora che arriva dalla bocca del direttore editoriale, nessuno dice niente. Un'altra cosa da rilevare: la cover di questo numero uno sembrerebbe un fotomontaggio di uno scenario di qualche vignetta con un Tex incollato sopra alla meno peggio. Ciò significa che in casa Bonelli non hanno pagato nemmeno per una copertina degna di questo nome ma per un lavoro che sarà costato molto di meno rispetto a una copertina di Villa della serie regolare mensile. Il lettore medio texiano non fa caso a queste cose, apre il portafoglio finché c'è qualcosa e basta.

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