E oggi sono arrivate con fatica anche le novità di Dylan Dog per il 2026, già con fatica dato che il mese di gennaio è già passato e questo articolo dovevano pubblicarlo all'inizio del mese, ma ormai in casa Bonelli c'è aria crisi a ogni angolo e quindi è probabile che solo oggi qualcuno si sia ricordato di comunicare alle amebe coglionazze cosa li attende di buono o di cattivo per la loro serie preferita. A differenza di Zagor e Dampyr, per Dylan Dog si delinea il programma di tutto l'anno. Ciò indica che per l'indagatore hanno le idee chiare, per Dampyr e Zagor no. A giugno passeranno in libreria?
L'articolo accenna alla trama delle storie con poche idee e qualcuno un poco ridicola come quella di profili social di defunti che si animano e uccidono... vabbè, è chiaro che si vuole attirare il pubblico giovane che ha il cervello incollato sui cellulari o a scrivere cazzate sui social però forse qui si è sprofondati nella pura banalità. Sul fronte degli speciali si accenna al Color Fest, il quale continua ad uscire con molte perplessità da parte di lettori che hanno visto snaturata del tutto l'impostazione originaria della rivista. Anche l'ex Maxi Dylan Dog rititolato Maxi Old Boy prosegue tra le critiche.I lettori hanno chiaro il sentore che questo albo dovrebbe chiudere poiché è diventato un inutile doppione della serie regolare, che tuttavia esce ogni due mesi sempre al costo assurdo di 5,80 euro. Si accenna anche allo Speciale Dylan Dog, il quale raddoppierà le pagine con la presentazione di horror stories, una sorta di storia nelle storie. Poi non c'è altro. Il panorama dylaniato per il 2026 è molto desolante e gira voce che la Bonelli starebbe riflettendo parecchio sul se continuare a pubblicare la serie di Sclavi. Hanno ridotto già i compensi del 40% come ricordato nello sfogo di un autore in rete ma il problema è un altro. Dylan è di Sclavi.
Il che significa che il magro utile che oggi arriva dalla bassa vendita degli albi va spartito con il suo creatore, il quale per contratto ha diritto alle royalties, percentuali sulle vendite. Quindi, a differenza di Tex e Zagor, il cui ricavato va tutto alla casa editrice, con un Dylan Dog disastrato e ridotto ai minimi termini dopo la fallimentare gestione di Recchioni e prima di lui di Gualdoni e di Marcheselli, forse oggi a Bonelli non conviene più investire sulla sua pubblicazione. E infatti non ci sono novità, zero, niente. Si va avanti per inerzia ma con tanta voglia di mollare un fumetto ammuffito male.

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