venerdì 3 aprile 2026

Boichi: attacco frontale a Weekly Shonen Jump

Mu-jik Park, mangaka sudcoreano noto nel mondo come Boichi, ha recentemente condiviso sul suo profilo X una riflessione sull’impatto che la rivista Weekly Shonen Jump esercita sull’industria globale del manga. Pur essendo consapevole di essere stato fortunato ad aver pubblicato numerose opere con Shueisha — la casa editrice dietro lo Shonen Jump — l’autore manifesta una preoccupazione autentica. 

Il rischio che i giovani mangaka considerino l'uscita sulla rivista l’obiettivo ultimo della propria carriera potrebbe, nel lungo periodo, impoverire la varietà creativa del settore. «Se tutte le opere finissero per assomigliare a quelle di Shonen Jump — per stile, personaggi, temi e impostazione narrativa — quale sarebbe il senso di produrre ogni anno decine di migliaia di manga simili? Sarebbe una vera catastrofe.»

Durante un’intervista rilasciata all’ultimo Napoli Comicon, Boichi ha ribadito questo concetto. L’autore non intende in alcun modo sminuire il valore di Shonen Jump. La sua analisi è più articolata: la rivista non dovrebbe essere vista come un traguardo da raggiungere, bensì come il punto di arrivo di un’evoluzione storica ed industriale del manga. Il pericolo, secondo lui, è che l’intero panorama finisca per appiattirsi su modelli narrativi e stilistici uniformi, perché quella pubblicazione è stata elevata a modello assoluto da parte degli aspiranti autori.

Per Boichi, la vera forza del manga risiede nella diversificazione. Essendo un medium fortemente legato alla creazione di proprietà intellettuali, esso genera opere da cui derivano cinema, animazione e altri linguaggi. La sua natura di espressione autoriale consente una straordinaria varietà di stili, temi e visioni personali: ed è proprio questa ricchezza ad aver reso i titoli dello Shonen Jump popolari in tutto il mondo.

A sostegno della sua tesi, Boichi cita spesso un manga — di cui non rivela il titolo — incentrato sull’allevamento bovini, realizzato da un autore che vive a contatto con quegli animali. È questo tipo di narrazione profondamente personale e autentica, afferma, a riuscire a stabilire un legame con i lettori. Secondo l’autore, i mangaka non dovrebbero temere di raccontare esperienze individuali: è nell’autenticità che il medium esprime il suo massimo potenziale creativo.

Osservando la carriera di Boichi — da Sun-Ken Rock, che racconta la parabola di un giovane aristocratico giapponese divenuto capo di una gang coreana, a The Marshal King, centrato sul figlio di un fuorilegge impegnato a riportare l’ordine in una terra senza legge, fino a Dr. Stone, dove ha contribuito a dare forma a un genio scientifico impegnato a ricostruire la civiltà dopo una catastrofe globale — emerge tutta la sua attitudine a muoversi tra generi e registri molto diversi. 

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