domenica 15 marzo 2026

La Bonelli non chiude finché "regge" Tex

La notizia dell'uscita di una nuova serie di Tex a maggio (ne abbiamo parlato qui) ha destato molte perplessità e acceso le discussioni tra i fan della casa editrice milanese, oramai tex-dipendente. Tutti hanno ben compreso che si tratta di un doppione dello speciale annuale ma che con un numero uno stampato sulla cover avrà maggiori chance di vendere. L'immagine di editore bollito, vecchio, stanco, senza idee e prossimo alla chiusura si è rafforzata con questa ennesima e del tutto inutile iniziativa texiota. 

La Bonelli quindi esiste ancora solo perché c'è Tex e i vecchi che lo comprano ancora benché quasi decimati dagli effetti avversi dalla campagna di vaccinazione anticoronavirus. Si, perché è inutile girarci intorno. Se negli ultimi quattro anni la Bonelli ha visto calare del 50% le sue vendite non è solo perché questa gente si è stufata di storie sempre uguali con vignette verbose e semplicistiche scritte da autori in declino che la loro propaganda descrive ancora come geni quando in realtà si tratta in gran parte di incapaci. 

Più della metà di quel 50% perduto (quasi cinque milioni di lettori) sono o meglio erano lettori di Tex e un editore che vende soprattutto ai vecchi non può che vedere ridotte le sue schiere se il suo pubblico viene siringato con roba che oggi tutti sanno essere stata pericolosa. E con loro se ne sono andati veri pezzi da novanta nel campo degli scrittori. Insomma, un disastro. E poi c'è il flop di Dylan Dog, che già nel 1993 era finito ma che con Marcheselli come curatore al posto di Sclavi è crollato del tutto. Non si sono fermati lì. 

Ciò che restava di buono di Dylan Dog è stato distrutto in maniera definitiva nella sciagurata gestione di Recchioni e oggi con la Baraldi (con vendite stando a dati ufficiosi che circolano tra gli addetti di 38.000 copie ma forse meno) è finito nell'indifferenza collettiva dei fan. Ormai lo comprano soltanto collezionisti che neppure leggono le storie, di cui in rete non parla nessuno. Negli ultimi anni si sono aggiunti altri due grossi problemi: la scomparsa delle edicole e un numero abnorme di storie ben superiore alla vendibilità. 

E' accaduto quindi che i curatori, approfittando del vuoto di potere direttivo, si sono autoapprovati una montagna di storie, tutte o quasi di scadente qualità, già pagate che ora la Bonelli deve per forza cercare di piazzare sul mercato per non andare in perdita ed è per questo motivo che la Bonelli non chiude le sue collane in crisi. Se lo facesse, centinaia di storie già pagate finirebbero nella tazza del wc. La colpa di tutto ciò è principalmente della nuova direzione che si è insediata nel 2016. Dovevano cacciare tutti e non lo hanno fatto. Oggi sarebbero decisamente in migliori condizioni. 

Come potrebbero uscire da questo vicolo cieco? Servirebbe una decisione di gran coraggio che implicherebbe accettare perdite (che oggi sarebbero contenute) e vendere quel che si può ancora vendere ad altri editori. Quindi, cedere i diritti di Tex e Zagor al migliore offerente (forse oggi potrebbero ricavare 10 milioni di euro) e chiudere tutto il resto che non vale un bel niente. I vari Dylan, Nathan Never, Julia, Martin, Dragonero, ecc. appartengono come diritti ai loro creatori e questi dovrebbero accordarsi eventualmente con altri.

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