E oggi se n'è andato un altro grande del fumetto a una età non avanzata: Sam Keith si è spento a 63 anni per i postumi di una malattia degenerativa di cui soffriva da qualche tempo. Ne ha dato notizia il sito Bleeding Cool in questo pezzo. Continua la scomparsa di fumettisti e il numero delle dipartite sta assumendo una portata preoccupante.
L'argomento è scomodo e in molti opporranno strenua resistenza anche solo a prendere in considerazione questa possibilità dato che chi oggi ancora difende quell'abominevole messinscena che ha arricchito le multinazionali del farmaco è a sua volta sierato e non vuole ammettere a se stesso e davanti agli altri come stanno davvero le cose, oggi dopo che tutto è venuto a galla. Dispiace molto per Sam Keith.
Non abbiamo certezze sul fatto che fosse sierato ma lo possiamo presumere visto che molti fumettisti all'epoca aderirono alla campagna di diffusione di quelle fake news che miravano a terrorizzare la popolazione per indurla a farsi sbattere in corpo quella roba (con governi e istituzioni complici e compiacenti).
Ma chi era Sam Keith? Nato l’11 gennaio 1963, era un poliglotta del fumetto: scriveva, disegnava, dipingeva e portava un’estetica da graffiti nelle sue opere, ispirato da artisti come Frank Frazetta, Bernie Wrightson e Vaughn Bode, riuscendo però a trasformare tutto ciò in un successo mainstream nel campo dei supereroi, lavorando su personaggi come Wolverine, che rese un bestseller in Marvel Comics Presents, e su The Hulk.
Ma fu la sua creazione per la Image nel 1993, The Maxx, a conferirgli la vera fama, non solo per aver creato una serie a fumetti su identità, esistenza, sogni e realtà, ma anche per averla mascherata come fumetto di supereroi. La serie entusiasmò Alan Moore, che scrisse un numero come ospite, così come fu introdotta anni dopo alla sua Zero Girl.

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