Circa cinquant’anni fa, la DC Comics attraversò uno dei momenti più turbolenti della sua storia editoriale, un episodio oggi ricordato come la “DC Implosion”. Nel 1978, dopo un periodo di grande espansione noto come “DC Explosion”, l’editore aveva lanciato decine di nuovi titoli, aumentato le pagine di albi e lanciato nuovi formati con l’obiettivo di competere con Marvel e conquistare una fetta più ampia del mercato.
L’entusiasmo si scontrò con fattori esterni inediti: un inverno particolarmente rigido nel nord‑est degli Stati Uniti causò gravi ritardi nella distribuzione, bloccando copie nei punti vendita e riducendo drasticamente le vendite dei nuovi albi.Di fronte a questa situazione, la dirigenza della DC reagì in modo drastico, cancellando circa metà dei titoli in pubblicazione. Serie in corso furono terminate, nuovi progetti già in sviluppo furono annullati e molte storie mai completate rimasero sugli scaffali solo come bozzetti o testi non pubblicati. L’evento fu battezzato “Implosion” proprio per contrapporsi ironicamente al recente “Explosion” e segnò un ridimensionamento drastico della produzione mensile di fumetti.
Secondo le testimonianze di gente come Bob Rozakis, quell’episodio non fu solo una questione di tagli di budget, ma rappresentò un punto di svolta strategico: la DC dovette riorientarsi verso meno titoli ma con maggiore attenzione alla qualità e alla continuità delle serie principali. Le antologie e gli albi di reprint, un tempo numerosi, vennero ridotti a favore delle storie originali destinate alle fumetterie.

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