In DC’s K.O. #1 il Joker uccide Batman. Un evento scioccante, almeno in apparenza, considerando che la serie era stata presentata come fortemente incentrata sul Cavaliere Oscuro. La morte arriva presto, troppo presto per essere definitiva, e infatti non lo è. Ma la modalità dell’uccisione – un picco conficcato nella schiena con una bandierina che si apre con la scritta “Bang!” – è un’immagine volutamente teatrale, quasi meta-narrativa, perfettamente coerente con il Joker.
La scena viene persino riproposta in K.O. Knightfight #1, quasi a voler ribadire l’impatto simbolico del gesto. Batman è morto. O almeno così sembra. In realtà Bruce Wayne aveva predisposto un trucco: un sistema di teletrasporto che lo sottrae al momento fatale, lasciando al suo posto una statua di pietra. Un inganno scenografico che trasforma la morte in illusione e ribadisce uno dei tratti centrali del personaggio: la preparazione assoluta, il controllo, la pianificazione oltre ogni previsione e la sua malvagità intrinseca.Nel frattempo, Joker prosegue nel torneo affrontando Jason Todd, arrivando a massacrarlo brutalmente. Ma anche lui ha previsto una via di fuga, impiantando un meccanismo capace di riavviare il cuore. In questo universo narrativo le morti non sono definitive, bensì tappe di una partita più ampia. Il concetto di “perma-death” viene sospeso, svuotato, quasi ridicolizzato.
Il vero punto di svolta arriva però in K.O. #4. Il Joker cambia schieramento e si unisce all’Absolute Universe sotto l’influenza di Darkseid. Quando Batman rientra nel torneo, lo fa con un sorriso e con un “bang” che riecheggia la sua precedente morte. E questa volta è lui a uccidere il Joker, replicando esattamente la modalità con cui era stato eliminato.
Non si tratta di una morte definitiva – lo dimostrano le apparizioni successive del Joker in Batman #6 e le copertine di Batman #7 – ma il dato narrativo resta: Batman ha ucciso il Joker. E questo, nel canone DC, non è un dettaglio marginale.
La regola fondamentale di Batman è sempre stata il rifiuto dell’omicidio. Un giuramento nato dal trauma infantile e diventato architrave morale del personaggio. Nei film cinematografici questa linea è stata spesso oltrepassata, ma nei fumetti mainstream il divieto ha sempre costituito un limite invalicabile. Nemmeno in The Dark Knight Returns di Frank Miller Batman uccide davvero il Joker. L’intera saga recente, come Batman: H2SH, ha ruotato attorno al dilemma di salvare o meno il suo nemico storico.
Eppure Batman è andato vicino più volte al punto di rottura. In Batman #100 lo lascia apparentemente morire. In Detective Comics #741 permette a Gordon di avere l’opportunità di sparargli (cosa che non accade). In A Death in the Family lo abbandona in un elicottero in caduta. In New 52 Batman #40 gli impedisce di accedere al Dionesium che potrebbe guarirlo. In Batman: Damned lo lascia morire. Negli Elseworlds la linea è stata oltrepassata apertamente: in JLA: The Nail, in Bloodstorm, nel Dark Multiverse con la nascita del Batman Who Laughs.

0 comments:
Posta un commento